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Modigliani stile: come riconoscere la pittura di Amedeo Modigliani

Se dovessimo scegliere un artista per spiegare ai ragazzi cosa significa “vivere in fretta e dipingere ancora più in fretta”, Amedeo Modigliani vincerebbe a mani basse. Trentacinque anni di vita, una manciata di anni di vera produzione, e uno stile che oggi riconosci a colpo d’occhio anche se non hai mai aperto un manuale di storia dell’arte.

Questo articolo prova a rispondere alla domanda che quasi tutti si fanno prima o poi googlando il suo nome: chi era davvero Modigliani, e perché il suo stile continua a ipnotizzarci più di cent’anni dopo.

modigliani pittore

Amedeo modigliani, ritratto di leopold zborowski

 

Chi era amedeo modigliani: gli anni in Italia e l’arrivo a Parigi

Amedeo Clemente Modigliani, conosciuto anche con i soprannomi di Modì e Dedo, nacque a Livorno il 12 luglio 1884 e morì a Parigi il 24 gennaio 1920, colpito dalla tubercolosi a soli trentacinque anni. Una vita cortissima, per gli standard di qualsiasi pittore, ma densissima.

Cresciuto in una famiglia ebrea sefardita, dovette fare i conti fin da giovane con difficoltà economiche e problemi di salute che ostacolarono più volte i suoi studi regolari. Insomma, la sua non è mai stata una biografia da libro Cuore.

Nel 1902 si iscrisse alla Scuola libera di Nudo di Firenze e l’anno seguente si spostò a Venezia, dove frequentò l’Istituto per le Belle Arti. Poi, nel 1906, la svolta: Modigliani emigrò a Parigi, all’epoca vero e proprio epicentro dell’avanguardia artistica europea.

A Parigi si stabilì al Bateau-Lavoir, una comune di artisti squattrinati a Montmartre. Detto in termini scolastici: un coworking ante litteram per geni senza una lira, dove le idee circolavano più velocemente del denaro.

pittore modigliani
Amedeo modigliani, il giovane apprendista, 1918-19

 

Lo stile di modigliani: volti allungati, colli affusolati e occhi vuoti

Qui arriviamo al cuore della questione, quella che vi porta qui più spesso di ogni altra: com’è fatto, davvero, lo stile di Modigliani?

Le sue opere più celebri sono ritratti e nudi in chiave moderna, caratterizzati da un allungamento quasi surreale di volti, colli e figure, uno stile che ai tempi non fu affatto capito e apprezzato, ma che in seguito divenne estremamente ricercato. Un classico destino da genio incompreso, insomma: disprezzato da vivo, pagato a peso d’oro da morto.

I tratti distintivi sono facilmente riconoscibili anche da chi di arte mastica poco: volti allungati e stilizzati, colli lunghi e slanciati che danno alle figure un aspetto etereo, quasi scultoreo, e occhi spesso a mandorla.

Su questi ultimi, un aneddoto che gli studenti adorano: Modigliani stesso raccontava di dipingere le pupille solo quando conosceva davvero l’anima della persona ritratta, un privilegio riservato, tra gli altri, alla moglie Jeanne Hébuterne. Non proprio uno stile improvvisato: una scelta narrativa precisa, mascherata da tratto pittorico.

 

modigliani artista
Amedeo Modigliani, Italian – Portrait of a Polish Woman

 

Dalla scultura alla pittura: l’incontro con Brancusi e Picasso

Pochi sanno che Modigliani, prima di essere il pittore che conosciamo, si sentiva soprattutto uno scultore. Iniziò a dedicarsi seriamente alla scultura dopo l’interesse del mercante d’arte Paul Guillaume, che lo presentò a Constantin Brâncuși e poco dopo a Pablo Picasso.

Entrò così in contatto con artisti come Picasso e Brâncuși, ed entro il 1912 esponeva sculture fortemente stilizzate insieme ai cubisti del gruppo Section d’Or al Salon d’Automne. Eppure, nonostante la vicinanza geografica e temporale al cubismo, non ne fece mai parte ufficialmente: restò un talento originale, contemporaneo del movimento ma sempre un passo di lato rispetto ad esso.

Tra il 1909 e il 1914 si dedicò principalmente alla scultura, prima di tornare con decisione alla pittura, il campo dove avrebbe lasciato il segno più duraturo.

Il metodo di lavoro e gli ultimi anni tra Parigi e la morte

Un dettaglio che spiazza sempre chi si aspetta il pittore tormentato e lentissimo: Modigliani lavorava rapidissimo, si dice completasse un ritratto in una o due sedute, e una volta finito non ritoccava mai il dipinto. Zero seconde bozze, zero ripensamenti: un approccio quasi da sprint creativo, agli antipodi del perfezionismo ossessivo che immaginiamo negli artisti “maledetti”.

Chi posava per lui descriveva l’esperienza come uno spogliarsi dell’anima, segno che dietro la rapidità di esecuzione c’era comunque un’osservazione psicologica tutt’altro che superficiale.

Gli ultimi anni furono segnati da malattia e ristrettezze economiche. La sua fu una vita breve, stroncata da una malattia polmonare in età giovanile, ma con una parabola creativa estremamente intensa. Modigliani è sepolto nel cimitero parigino di Père Lachaise, e due giorni dopo la sua morte, la compagna Jeanne si tolse la vita: i due furono sepolti l’uno accanto all’altra. Una storia d’amore tragica che, va detto senza retorica, ha contribuito non poco al mito dell’artista maledetto.

Le opere più famose e perché oggi valgono milioni

Il periodo più prolifico e celebrato va dal 1915 al 1919, quando Modigliani realizzò la maggior parte dei ritratti e dei nudi per cui è oggi ricordato, apprezzati per le loro qualità stilistiche uniche e per la profondità psicologica.

Il mercato dell’arte, si sa, ha sempre avuto un debole per i tempismi ingiusti: opere ignorate o svendute in vita oggi raggiungono cifre da capogiro nelle aste internazionali. Non è un caso isolato — pensate a Van Gogh — ma nel caso di Modigliani il contrasto tra vita miserabile e valutazioni postume è particolarmente stridente.

Che lo si guardi come fenomeno di mercato o come capitolo di storia dell’arte, lo stile di Modigliani resta uno dei più riconoscibili del Novecento: essenziale, elegante, capace di raccontare un’anima con quattro linee allungate e due occhi vuoti che, paradossalmente, dicono tutto.

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