Vai al contenuto
Home » Irriverender di Nath Bonnì: Seo Specialist Blog » Ritratti, chimica e baffi cerosi: viaggio (ironico) tra i fotografi francesi dell’800

Ritratti, chimica e baffi cerosi: viaggio (ironico) tra i fotografi francesi dell’800

Prima ancora che Instagram ci trasformasse tuttə in potenziali Cartier-Bresson col filtro Valencia, la fotografia dell’Ottocento era roba da pionieri. Gente che non si limitava a cliccare: rischiava incendi domestici per fissare l’eternità su lastre di vetro. In Francia, patria del croissant e della grandeur, questa nuova arte esplose con una miscela letale di scientificità, vanità e rivoluzione estetica. In altre parole: il terreno perfetto per il genio francese, quello che fa poesia anche con l’acido nitrico.

fotografia ottocento

Dagherrotipi e deliri: l’inizio della fotografia in Francia

Tutto comincia con uno che oggi sarebbe uno youtuber: Louis Daguerre. Inventore del dagherrotipo, è il primo a trasformare la luce in immagine senza passare per pennello e cavalletto. Era il 1839 e già si parlava di “fine della pittura”. Spoiler: la pittura non è finita, ma Daguerre ha acceso una miccia che in Francia diventa incendio.

Il procedimento fotografico ottocentesco? Lento, complicato e, se vogliamo, vagamente sadomaso: esposizioni di minuti interi, materiali tossici, camere oscure degne di un film di Cronenberg. Ma il risultato? Magico. Una nitidezza chirurgica, un contrasto drammatico, e quel senso di eternità tipico delle foto dell’Ottocento, in cui nessuno sorride perché sorridere richiede troppo tempo (e troppi muscoli).


Nadar: il fotografo francese dell’800 con più ego di Napoleone

Parlare di fotografi francesi famosi senza partire da Nadar (vero nome: Gaspard-Félix Tournachon) è come parlare di rock senza citare i Rolling Stones. Caricaturista, aeronauta, inventore, autore di ritratti che oggi finirebbero su Vogue. Fotografò mezzo mondo intellettuale: Baudelaire, Sarah Bernhardt, Victor Hugo… insomma, il gruppo WhatsApp del Parnaso.

Nadar non era solo un fotografo francese dell’800, era una celebrità con la macchina fotografica. Costruì uno studio leggendario, pionierizzò la fotografia aerea con un pallone aerostatico (perché no?) e fu tra i primi a usare l’illuminazione artificiale nei ritratti. Se oggi fai un selfie con la ring light, ringrazia Nadar.


Gustave Le Gray: il poeta della luce e delle nuvole epiche

Al secondo posto tra i fotografi dell’800 con più talento e meno ego (forse) troviamo Gustave Le Gray. Meno mondano di Nadar, ma più raffinato. Le sue foto dell’Ottocento, in particolare i paesaggi marini, sono pura poesia chimica. E no, non è un modo di dire: era uno dei pochi a saper gestire esposizioni multiple per rendere cielo e mare con la stessa intensità drammatica.

La sua innovazione più sexy? L’uso della carta cerata e il perfezionamento della tecnica del collodio umido, il vero tormentone di metà Ottocento. Un passo avanti gigantesco nel procedimento fotografico ottocentesco, che permetteva immagini più stabili e dettagliate, ma richiedeva una rapidità operativa degna di un Formula 1: scatti, sviluppi e fissi la lastra in pochi minuti, o ciao.

fotografi francesi dell'800

Fotografia e rivoluzione sociale: molto più di un ritratto

La fotografia in Francia nell’Ottocento non era solo un’arte: era anche uno specchio della società. I fotografi francesi diventano testimoni di un’epoca in bilico tra progresso e miseria. Si passa dal ritratto borghese alla documentazione urbana. A Parigi, con Haussmann che sventra mezza città per far posto ai boulevard, la fotografia diventa urban storytelling prima che il termine esistesse.

Non dimentichiamoci poi della fotografia scientifica e documentaristica, utilizzata per catalogare tutto: da monumenti a crani umani. Sì, anche la frenologia ha avuto il suo momento Instagram, e ci sono immagini d’epoca che fanno venire i brividi, non in senso romantico.


Le donne nell’ombra (ma solo per l’obiettivo)

In un secolo in cui le accademie erano club per soli uomini con cilindro, alcune donne hanno comunque lasciato il segno, spesso da dietro le quinte. Ci sono assistenti, stampatrici, muse diventate fotografe, ma la storia le ha spesso ignorate. Alcune ricerche recenti stanno rivalutando figure come Clémentine Delait e Geneviève Élisabeth Disdéri, anche se oscurate dai colleghi maschi e dalle solite dinamiche di potere.

Oggi, finalmente, si riscoprono anche queste voci, e le loro fotografie dell’800 iniziano a farsi vedere nei musei, nelle mostre e persino nei feed più hipster.


Dagli alambicchi ai like: perché ci interessano ancora?

Perché le foto dell’800 hanno qualcosa che oggi abbiamo perso: lentezza, intenzione, imperfezione poetica. Guardare un dagherrotipo oggi è un’esperienza quasi mistica. Non c’è filtro che tenga: quella grana, quella luce, quella postura da eternità silenziosa… è un mondo che parla, anche se non muove le labbra.

E poi, ammettiamolo: i fotografi francesi famosi dell’epoca avevano un senso della teatralità che oggi ci manca. Erano artisti francesi dell’800, certo, ma anche alchimisti, imprenditori, influencer ante litteram. Solo che al posto dei reel, ti lasciavano un negativo da stampare con nitrato d’argento.

fotografie dell'800

Morale della favola: scattare non basta

La prossima volta che scatti compulsivamente 83 foto al tuo cappuccino con latte di avena, pensa a Nadar che saldava il soffitto dello studio per appendere lampade da 80 chili. O a Le Gray che rincorreva le nuvole per beccare la luce perfetta. O a quelle figure dimenticate, che nel silenzio della camera oscura costruivano un pezzo di memoria collettiva.

La fotografia dell’Ottocento non era solo tecnica. Era arte, ossessione e, sì, anche un po’ di vanità. Proprio come oggi. Solo con più acido nitrico e meno hashtag.

Rispondi

Scopri di più da Irriverender | Blog di Architettura e Seo Nerd di Nath Bonnì

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere