Intervista alla Peggio Prof, school-influencer e paladina dei precari della scuola

La Peggio Prof è stata una scoperta di quest’estate, mentre ero negli Stati Uniti. L’ho contattata ed ho scoperto che è una mia coetanea e che è siciliana. Potevo non intervistarla?
La cosa però più importante è che unisce alla sua comicità e grande creatività una denuncia sociale: nei suoi video descrive gioie e dolori della vita del docente, sommerso dalla burocrazia, ma soprattutto, se precario, persino se vincitore di concorso, vittima di una lunghissima attesa e di continui spostamenti.
La Peggio Prof è quindi una comica, una videomaker, una school-influencer, ma anche un’attivista per i diritti dei precari e dei supplenti, ma in generale dei professori, così poco valorizzati in Italia.
Ed ora…ascoltiamo le sue parole…

la peggio prof
foto fornita dall’intervistata

Ciao “Peggio Prof”. Dicci di te…cosa hai studiato e cosa insegni?

Ciao, sono una prof. precaria di lingua francese. Sono laureata in lingue e letterature straniere e, oltre alla lingua francese, potrei insegnare inglese (male) e tedesco (benino).
In realtà per il tedesco ho tutti i punti di credito necessari di lingua, ma dovrei integrare 3 CFU di letteratura. In ogni caso, non mollerei mai l’insegnamento della lingua francese a favore delle altre lingue. Quest’anno però sono ben felice di essere stata nominata sul sostegno.

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Hai sempre insegnato o hai sperimentato altri lavori?

No, l’insegnante è un lavoro che non avevo mai preso in considerazione.
Ho fatto tutt’altro, dal vendere popcorn a Disneyland Paris all’impiegata amministrativa in un’azienda svizzera, dalla commessa alla promoter delle chewing-gum, dalla receptionist all’agente assicurativo.

Il tuo accento è multiforme: da dove provieni e …quanti anni hai?

Ho 38 anni, sono nata in Sicilia e cresciuta fino ai 18 anni in Lombardia. Dai 18 ai 24 anni sono tornata con la mia famiglia nella terra natale e lì ho frequentato l’ultimo anno di liceo e l’università.

Ti sei trasferita per lavoro? Come ti trovi al nord? C’è davvero “meridional-fobia”?

Mi sono trasferita per avere maggiori opportunità di lavoro. Per questo sono tornata con mio marito nella città del Nord dove sono cresciuta. La mia famiglia invece è rimasta in Sicilia.
La “meridional-fobia” purtroppo esiste ma ho potuto constatare che è presente solo in coloro che hanno una scarsissima cultura generale e molta ignoranza di base. Fortunatamente ho incontrato pochissime persone così nel mio percorso.

la peggio prof collega

Sulla tua pagina fai una perfetta caricatura della vecchia prof siciliana “curvy” e di ruolo: ne hai conosciute molte?

Tutti i video che realizzo prendono “spunto” dalla realtà . Nel video “la collega di dipartimento” ho messo insieme alcune caratteristiche che ho trovato in diverse colleghe “vecchio stampo”.
Tutti abbiamo avuto delle colleghe di dipartimento con cui si condivide esclusivamente la conoscenza della disciplina. Quella professoressa rappresenta la mia totale antitesi nonostante insegniamo la stessa materia.
Sinceramente non ho mai finora avuto una collega siciliana.

Come ti è venuta l’idea di creare La Peggio Prof?

La “peggio prof” non è un personaggio, sono semplicemente io. Mi sono data questo nome, la “peggio” e non “la peggiore”(come vorrebbe il buon uso dell’italiano), perché, da quando ho iniziato a frequentare l’ambiente scolastico, mi sono sempre sentita diversa dai mie colleghi, e, in un certo senso, “la peggiore”. Peggiore perché non sono mai riuscita ad essere impostata, impettita; spesso mi sono sentita inadeguata per il mio modo di fare aperto, amichevole, il mio senso dell’humour, la mia ironia, per il mio modo di vestirmi e di parlare, per la mia idea di scuola; talvolta, nei consigli di classe, mi sono sentita un pesce fuor d’acqua perché alunni che io reputavo meravigliosi non erano visti allo stesso modo dai colleghi. Con il tempo, cambiando scuola, mi sono accorta che esistono innumerevoli “peggio prof” che sento più affini a me.

la peggio prof punk

Dove hai imparato tutti gli accenti del parlato dei tuoi personaggi? Hai fatto un corso di teatro? Ti ispiri a persone della tua vita?

Non ho mai fatto teatro, forse qualche recita scolastica alle elementari. Non si direbbe, lo so, ma sono in realtà timida. L’idea di parlare davanti a troppe persone mi mette ansia. Amo le lingue, ho una naturale propensione ad apprenderle e con questo intendo anche le varianti regionali.
Mi basta stare mezz’ora con una persona che ha un accento diverso dal mio, per “registrare” la sua parlata. Poiché sono un’estroversa e comunico con quasi tutti quelli che incontro, ho molte occasioni di sentire parlate diverse, quindi sì, m’ispiro a persone incontrate o conosciute in giro.

Che app usi per deformare il tuo viso in modo da creare i vari personaggi?

Per creare i video uso tiktok perché dà la possibilità di “cambiare faccia” e poi instagram, inshot e diverse applicazioni per il montaggio di video.

porno prof segretaria pazza

I tuoi colleghi prof, i collaboratori scolastici e i presidi seguono la tua pagina? E gli allievi?

A scuola mi piace mantenere un certo riserbo quindi non ho mai apertamente parlato della mia pagina con i colleghi. Alcuni, che sono poi diventati amici, ovviamente la seguono. Del preside non ti saprei proprio dire. So che qualche alunno l’anno scorso ha “scoperto” la pagina ma, ogni qual volta qualcuno di loro mi ha chiesto, ho tagliato corto. A scuola dobbiamo parlare di altro.

Come mai il tuo personaggio “trionfa” sul social dei boomer e non decolla su tik tok?

Perché i docenti sono dei boomer! Non amo queste etichette ma io che sono del 1984 non ho capito ancora come funziona instagram e il primo social della mia generazione è stato Facebook, tuttora maggiormente usato dalle persone che hanno dai trentacinque anni in su.
Su tik tok il mio profilo è stato disattivato a causa di una violazione che avrei commesso (e che sinceramente non ho capito) quindi ora non pubblico più su quella piattaforma.

Hai mai pensato di trasformarlo in un progetto professionale, come ha fatto il milanese imbruttito?

Sinceramente no.

la peggio prof segretaria maligna

Didattica all’avanguardia, la prendi in giro spesso nei tuoi video: che ne pensi realmente? Meglio tornare alla buona vecchia lezione frontale?

Penso che l’una non escluda l’altra. Credo nella lezione frontale se è diretta da un docente che ha delle buone doti comunicative, se è partecipata, se non diventa un monologo in cui l’insegnante sfoggia la sua cultura senza tener presente l’età, le peculiarità e il feedback dei suoi alunni.
Sicuramente ai giorni di oggi è importante, per mantenere alta l’attenzione dei nostri alunni “nativi digitali”, integrare la lezione con alcune tecnologie informatiche. Amo le mappe, gli esercizi interattivi, i paddlet ma anche la lezione frontale.

Educazione di genere ed educazione inclusiva, che ne pensi?

Penso che a scuola, più che altrove, sia importante educare alle differenze, all’affettività e contrastare il più possibile le discriminazioni di genere.
La scuola deve essere inclusiva, ma non solo a parole, deve accettare tutti i suoi “figli”, apprezzarne le peculiarità e lavorare affinché le classi siano degli ambienti in cui gli alunni si sentano accolti nella loro diversità, nei loro tempi e dove possano sviluppare un senso di appartenenza alla scuola stessa.
Per queste ragioni avrei apprezzato che il nome per il nuovo ministero fosse stato “Ministero della pubblica istruzione e dell’Inclusione”.

la peggio prof maschio

Cosa rispondi a tutti quei “vip” che non perdono occasione per dire che gli insegnanti non fanno niente?

In tutti i campi ci sono i fannulloni. Ci saranno sicuramente alcuni insegnanti, la minoranza senz’altro – almeno da quello che ho potuto vedere in questi anni- che lavorano il minimo indispensabile.
Ma non tutti sanno che il “minimo indispensabile” è già molto, se non altro per il carico di burocrazia e documentazione da produrre.

Docenti sommersi dalla burocrazia: perché pensi che la scuola si sia trasformata in questo  inferno di cavilli?

Non ne ho idea, non ho l’esperienza adeguata per rispondere a questa domanda. Sicuramente posso dirti che trovo che tutta questa burocrazia sia molesta e inutile perché, oltre a togliere tempo ed energie utilizzabili per preparare materiale innovativo e potenziare i contenuti delle lezioni, spegne moltissimo l’entusiasmo e la voglia di fare.
A questo proposito ti racconto un aneddoto vissuto in prima persona. Anni fa sono stata anche docente di alternativa alla religione cattolica. Per la programmazione mi sono basata sull’interesse dei ragazzi ed è nata l’idea di realizzare un laboratorio di scrittura creativa che è culminato poi nella stesura di racconti sul tema del bullismo. I ragazzi hanno scritto delle storie così toccanti che ho deciso di raccoglierle in un libro, con tanto di prefazione e di conclusioni a cura di una psicoterapista infantile di mia conoscenza.
Poiché non ero sicura della buona riuscita di questo progetto e con i ragazzi è nato tutto in modo spontaneo, il libro doveva essere una “sorpresa” che sarebbe andata ad arricchire la biblioteca della scuola. Vi lascio immaginare le ore passate a correggere elaborati di ragazzi delle medie, restituirli chiedendo loro di approfondire alcune sequenze, la difficoltà nel dover inserire il tutto in una cornice che avesse un filo logico, la revisione, l’aspetto tipografico, l’analisi e il benchmark tra le varie piattaforme che si occupano della stampa di libri, insomma, un sacco di lavoro (non retribuito tra l’altro); ho usato il servizio Kindle di Amazon, per me sconosciuto fino a quel momento, e sono riuscita a stampare il libro a costi contenuti (visto che ho personalmente pagato le copie per i miei alunni).
Il libro è quindi diventato acquistabile da tutti. Wow, che cosa bellissima, ho immediatamente pensato! I ragazzi, di cui molti stranieri, erano felicissimi di essere riusciti a scrivere un libro! Purtroppo però, quando sono andata a presentare il lavoro al dirigente scolastico, ne ho ricavato solo un grande “cazziatone”.
Nonostante avessi le autorizzazioni delle famiglie dei piccoli autori, ho dovuto ritirare la pubblicazione da Amazon e tutto questo perché non avevo presentato il progetto al collegio e non disponevo delle delibere del caso. Una delusione enorme per me e per i miei alunni.

Concorso insegnanti: Edises, Simone, Maggioli, libri di testo per studenti: quali i tuoi trucchi per passarlo?

Io non faccio testo, avevo comprato un manuale Edises ma l’ho giusto sfogliato qualche volta. La verità è che per passare quei concorsi devi avere dei Santi in paradiso e tanta, tantissima fortuna; io evidentemente ero ben fornita di entrambe le cose.
Il concorso purtroppo valuta soltanto le conoscenze nozionistiche e tralascia tutta una serie di aspetti che, a mio avviso, sono fondamentali per la figura dell’insegnante. In un mio video suggerisco che le risposte corrette alle domande sul “piano nazionale scuola digitale” e “DigComp” sono le più lunghe e articolate.
Questa assurda “strategia” nel mio caso ha funzionato, per le restanti parti del programma non mi sento di consigliare trucchi.

Cosa consigli a chi inizia l’anno di prova?

Nonostante io abbia superato il concorso ordinario, il mio anno di prova è ancora molto lontano, per questo non posso permettermi di elargire consigli.
Vorrei aggiungere che trovo sinceramente assurdo che un docente che ha superato un concorso ministeriale e che, cosa più importante, molto presumibilmente ha anni di esperienza alle spalle, debba ancora affrontare l’anno di prova.
La prova bisognerebbe farla al primo anno d’insegnamento, non all’ultimo di precariato.

Cosa consigli a chi insegnerà per la prima volta?

Consiglio di entrare in classe non avendo paura degli alunni, non sono dei nemici e a nulla serve porsi in modo distante, rigido e autoritario. Consiglio di amarli e trattarli sempre con il massimo rispetto. Bisogna trasmettere loro il concetto di Rispetto e la sua applicazione in tutti i campi, a scuola e fuori.
Se riesci a far passare questo messaggio, loro rispetteranno te.

Troviamo la Peggio Prof sulla sua pagina facebook e sul suo canale instagram.

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