Prof Falanga Insegna: intervista

Oggi intervistiamo Prof Concetta Falanga, una nota creatrice di contenuti su temi di Tecnologia nella scuola secondaria di primo grado. L’intervista fa parte di una collana di interviste a creatori di contenuti sul tema. E ora…a lei la parola!

Prof Falanga Insegna: intervista

Che percorso di studi hai alle spalle, come mai hai deciso di fare l’insegnante e da quanto insegni?

Mi laureo in Architettura nel 2004 e, dopo aver conseguito un master in Landscape Design, comincio un percorso di ricerca universitaria nell’ambito dell’ingegneria agraria pubblicando numerosi progetti, studi e ricerche su riviste di settore.
Nel 2014 approdo all’insegnamento “quasi per caso”, con qualche sporadica supplenza. Più passa il tempo più mi accorgo che mi piace e che forse è questa la mia vera strada, quindi decido di “fare sul serio”.
Mi abilito attraverso il Tirocinio Formativo Attivo nel 2015 e supero il Concorso nel 2016. Entro così di ruolo il 1° settembre 2017 come insegnante di Tecnologia nella scuola secondaria di primo grado.

Come nasce l’idea del sito web/del canale/della pagina?

È nato tutto quasi spontaneamente… era il 2017 e mi trovavo ad insegnare in un contesto a rischio della periferia di Catania. Qui gli studenti non sempre avevano i libri, la motivazione era quasi inesistente e la dispersione scolastica molto elevata.
Comincio quindi a creare lezioni accattivanti con l’utilizzo della LIM, ad inventare attività sempre diverse per conquistare la loro attenzione, a cercare continuamente riferimenti con il loro vissuto. Mi rendo conto che funziona, che la partecipazione è alta e che riesco a tenerli “attivi” per tutta l’ora di lezione. Rimane un problema… come seguirli a casa? Da qui l’idea del canale You Tube con le videolezioni, pur essendo per me un mondo del tutto inesplorato. Oggi il canale Prof. Falanga insegna conta circa 15.000 iscritti e oltre 3 milioni di visualizzazioni, è ricco di videolezioni, tutorial, mappe concettuali «parlate» e altro materiale utile all’insegnamento.
Nascono successivamente la pagina Facebook, i profili Instagram e Tik Tok.
L’anno scorso ho sentito la necessità di creare anche un sito web, come repository dei materiali didattici che utilizzo: una sorta di libro digitale in cui avere tutto a portata di mano, ovvero videolezioni, esercizi, mappe concettuali, verifiche e compiti di realtà. Gli argomenti teorici sono organizzati in base alle classi, mentre disegno, sicurezza online, coding e robotica si trovano in apposite pagine dedicate.
Grazie all’opportunità che mi ha dato la casa editrice Erickson sono riuscita a pubblicare anche un mio libro “Una didattica per tutti” dove descrivo le strategie didattiche sperimentate nel corso della mia esperienza.

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Da educazione tecnica a tecnologia: cosa è cambiato, oltre al nome, in questa materia?

I contenuti sono rimasti pressoché gli stessi, ma con una attenzione particolare nei confronti delle tematiche ambientali. Si punta molto anche alle competenze con la proposizione di compiti di realtà e utilizzo delle TIC, compresi coding e robotica. Peccato però che le ore siano state ridotte da 3 a 2! Io proporrei una rimodulazione dell’orario eliminando l’ora di approfondimento (non me ne vogliano i colleghi di lettere) per inserire un’ora in più di Tecnologia: si chiede tanto a questa disciplina, ma nella sostanza non ci danno tempi (e strumenti in alcuni casi) adeguati.

Cosa pensi dei tanti allievi di colleghi che usano i tuoi materiali?

Sapere di supportare studenti e colleghi mi rende orgogliosa. Il mio obiettivo è quello di rendere lo studio della tecnologia il più semplice possibile, facendo molta attenzione ai ragazzi con Bisogni Educativi Speciali, in particolar modo a quelli con Disturbi Specifici dell’Apprendimento che spesso, ahimè, non trovano supporto nei loro docenti.

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Classroom e materiale digitale aggiuntivo: perché c’è tanto scetticismo da parte dei colleghi più “anziani”?

Il cambiamento è quel processo lento ma inesorabile, in alcuni casi anche molto complesso perché deve andare contro evoluzioni logore ma sedimentate nel modus operandi di molti di noi. Questo è reso più difficoltoso in alcuni ambiti e l’insegnamento è uno di essi. Purtroppo, la classe docente (non tutta ovviamente) non si è resa conto che la scuola deve cambiare e questa non è solo una questione di utilizzare o meno gli strumenti digitali. Deve cambiare il modo di insegnare, bisogna adattarsi alle concrete situazioni formative ed alle particolari caratteristiche dei singoli alunni.
Tutto questo comporta un grande carico di lavoro per gli insegnati che, in prima istanza, dovrebbero investire tantissimo tempo nella formazione di qualità e successivamente cominciare a ri-progettare i loro interventi didattici. Sono tutti disposti a farlo? Non credo e questo mi rattrista molto.
Un ultimo appunto alla domanda…purtroppo non si tratta solo di colleghi “anziani”, non è questione di età o di esperienza, ma solo di mentalità.

Alcuni studenti si chiedono a cosa serve la nostra materia: qual è la tua risposta?

Io dico sempre loro che studiare la Tecnologia ci serve per capire il mondo che ci circonda, per avere gli strumenti adeguati a raggiungere un soddisfacente inserimento nella società e nel mondo del lavoro. Aggiungo anche l’importanza di conoscere un modello di sviluppo sostenibile che sia in grado di garantire a noi e alle generazioni future un mondo migliore in cui vivere. Ultima, ma non meno importante, la consapevolezza dell’utilizzo degli strumenti digitali in relazione soprattutto a identità, privacy, web reputation, produzione, distribuzione e fruizione di contenuti propri e altrui.

 

 

 

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