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Pittori surrealisti famosi: chi sono, cosa hanno dipinto e chi li porta avanti oggi

Chiudi gli occhi e pensa al surrealismo. Vedi un orologio molle che cola da un ramo? Complimenti: hai appena evocato Salvador Dalí, il più pop dei pittori surrealisti. Il surrealismo però non si esaurisce in un paio di baffi impomatati e in un poster da camera universitaria. Dietro c’è una squadra di artisti del surrealismo, famosi e meno famosi, italiani compresi, che hanno provato a dipingere l’inconscio. Alcuni ci provano ancora oggi.

pittori surrealisti famosi

Artisti del surrealismo: cos’è la pittura surrealista in due minuti

Il surrealismo nasce ufficialmente il 15 ottobre 1924, quando André Breton pubblica il Manifesto del surrealismo. Dettaglio da secchioni: due settimane prima il poeta Yvan Goll aveva pubblicato un manifesto con lo stesso identico titolo. Ha vinto Breton, e la storia (anche quella dell’arte) la scrivono i vincitori.

L’idea di fondo è semplice da dire e difficile da fare: la realtà visibile non basta. L’arte deve pescare nei sogni, nei desideri rimossi, negli accostamenti che la ragione scarterebbe. Freud in sottofondo, il dadaismo come fratello maggiore un po’ molesto.

In pittura questo si traduce in due strade:

  • Automatismo: la mano va prima del pensiero. È la via di André Masson, Joan Miró e delle tecniche inventate da Max Ernst.
  • Realismo onirico: dipingere con precisione quasi accademica cose che non possono esistere. È la via di Dalí, Magritte e Tanguy.

Il movimento non riguardava solo i pittori. C’erano poeti come Paul Éluard e Louis Aragon, fotografi e registi. Qui però restiamo sulla tela, che di stranezze ne ha già abbastanza.

Pittori surrealisti famosi e le loro opere

Ecco i nomi che trovi in qualsiasi manuale, con l’opera da riconoscere al volo e un motivo per ricordarli che non sia “era strano”.

Salvador Dalí: l’ego come opera d’arte

Spagnolo, eccentrico, stratega del marketing prima che il marketing avesse un nome. Il suo quadro manifesto è La persistenza della memoria (1931): orologi molli che si sciolgono in un paesaggio deserto. È una riflessione sul tempo che non scorre come dicono gli orologi, non una pubblicità per camembert.

René Magritte: questa non è una pipa

Belga, all’apparenza impiegato modello, in realtà sabotatore di certezze. Il tradimento delle immagini (1929), oggi al LACMA di Los Angeles, mostra una pipa con la scritta “Ceci n’est pas une pipe”. Ha ragione lui: è un dipinto di una pipa. Provate a fumarlo.

Max Ernst: il frottage (no, non quello dei locali notturni)

Nato in Germania e poi naturalizzato francese e statunitense, è l’inventore tecnico del gruppo. Dal 1925 appoggia fogli su un vecchio pavimento di legno e ci passa sopra la matita. Dalle venature spuntano foreste e creature, e 34 di questi disegni finiscono nella raccolta Histoire naturelle (1926). Poi porta la tecnica sulla tela raschiando il colore, e la chiama grattage. Da vedere anche Celebes (1921), un elefante-caldaia inquietante quanto il nome.

Joan Miró: l’inconscio a colori

Catalano, è il surrealista che più si avvicina all’astrazione. Il carnevale di Arlecchino (1924-25), conservato al Buffalo AKG Art Museum, è una festa di creature ibride. Dietro c’è una fame vera: Miró raccontava di avere così pochi soldi da offrire agli amici solo ravanelli. Il buco nello stomaco di Arlecchino, a quanto pare, non è una metafora.

Yves Tanguy: paesaggi da un altro pianeta

Francese, diventato pittore quasi per caso: nel 1923, dal finestrino di un autobus, vide un quadro di de Chirico nella vetrina di una galleria parigina. Tenetevelo a mente, perché l’Italia torna tra poco. Il suo Maman, papa est blessé! (1927), al MoMA, prende il titolo da una cartella clinica psichiatrica. Forme molli su pianure sconfinate: il deserto dell’inconscio, versione Tanguy.

Le pittrici surrealiste che il manuale dimentica

Il surrealismo sulla carta celebrava la donna come musa. Molte donne preferirono fare le pittrici. Leonora Carrington, inglese, e Remedios Varo, spagnola, si conobbero a Parigi e ritrovarono l’amicizia in esilio a Città del Messico, dipingendo alchimia, magia e metamorfosi. Carrington, alla domanda sul ruolo di musa, rispondeva più o meno che significa essere l’oggetto di qualcun altro. Difficile darle torto.

pittori surrealisti italiani contemporanei

Pittori surrealisti francesi: pochi, ma a Parigi c’erano tutti

Paradosso da quiz: il surrealismo è un movimento francese, eppure molti dei suoi pittori più famosi non lo sono. Dalí e Miró erano spagnoli, Magritte belga, Ernst tedesco. Parigi era il centro di gravità, il luogo dove bisognava esserci.

I pittori surrealisti francesi “doc” da conoscere sono due:

  • Yves Tanguy, di cui sopra.
  • André Masson, tra i primi ad aderire al gruppo di Breton nel 1924. È considerato il padre del disegno automatico, con linee che vagano sul foglio finché non ne affiora un’immagine. Più tardi la sua lezione arriverà fino all’espressionismo astratto americano.

Quadri surrealisti famosi: le opere da riconoscere al volo

Per chi cerca una lista pronta, magari la sera prima di un’interrogazione:

  • La persistenza della memoria, Salvador Dalí, 1931
  • Il tradimento delle immagini, René Magritte, 1929, LACMA, Los Angeles
  • Celebes, Max Ernst, 1921
  • Il carnevale di Arlecchino, Joan Miró, 1924-25, Buffalo AKG Art Museum
  • Maman, papa est blessé!, Yves Tanguy, 1927, MoMA, New York
  • Histoire naturelle, Max Ernst, 1926 (raccolta di frottage)

Consiglio da insegnante: di ogni opera ricordate autore, anno e una sola idea chiave (il tempo, la rappresentazione, l’automatismo). È più utile di dieci aggettivi come “onirico”.

Pittori surrealisti italiani: i surrealismi fuori dal club

Diciamolo subito: l’Italia è rimasta ai margini del surrealismo ufficiale. Il paradosso è che proprio Breton riconobbe in due italiani i precursori del movimento.

De Chirico e Savinio, i precursori

Giorgio de Chirico, con la pittura metafisica fatta di piazze deserte, manichini e ombre lunghe, è la radice da cui molti surrealisti sono partiti. Tanguy compreso.

Suo fratello Alberto Savinio è il caso più interessante. Nella seconda parentesi parigina, dal 1926 al 1933, si dedica sul serio alla pittura e frequenta Breton e compagni, ma dal surrealismo prende le distanze. La sua formula era che il surrealismo trasforma l’uomo in mostro, mentre lui voleva umanizzare il mostro. Più che l’inconscio, a lui interessava la memoria.

Fabrizio Clerici e Leonor Fini: l’arte fantastica italiana

Fabrizio Clerici (Milano 1913 – Roma 1993) era architetto di formazione, e si vede: rovine, prospettive impossibili, città sospese. È stato Savinio a introdurlo al surrealismo, ma Clerici è rimasto a metà strada tra visione surreale e metafisica.

Leonor Fini, nata a Buenos Aires e cresciuta a Trieste, è stata la sua grande amica e sodale. Il Mart di Rovereto ha dedicato a loro due la mostra Insomnia nel 2023. L’anno dopo, per il centenario del movimento, ha allestito Surrealismi. Da de Chirico a Gaetano Pesce: 150 opere di settanta artisti, tra cui Stanislao Lepri, Italo Cremona, Enrico Colombotto Rosso ed Enrico Donati. È la prova che il “surrealismo italiano” è stato a lungo più sottovalutato che assente.

Pittori surrealisti contemporanei: il surrealismo non è morto

Il movimento storico ha avuto il suo picco tra gli anni Venti e Quaranta. L’attitudine però è sopravvissuta, cambiando spesso nome e indirizzo.

  • Mark Ryden (Stati Uniti, 1963) è considerato il padrino del pop surrealism. Bambole inquietanti, iconografia religiosa e kitsch dipinti con tecnica da maestro antico. La sua prima personale, nel 1998, si chiamava The Meat Show, e il titolo diceva tutto. Prima ancora aveva firmato la copertina di Dangerous di Michael Jackson.
  • Vladimir Kush (Mosca, 1965) preferisce parlare di “realismo metaforico”: oggetti quotidiani che diventano paesaggi, farfalle che diventano vele.
  • Jacek Yerka (Polonia, 1952) dipinge architetture e campagne che si fondono in modo impossibile.
  • Mariana Palova (Messico, 1990) è artista visiva e scrittrice. Il suo lavoro tra pittura a olio, fotografia e arte digitale mescola occultismo e mitologia.

Pittori surrealisti italiani contemporanei

Anche in Italia il filone è vivo, spesso sotto l’etichetta di pop surrealismo o pittura fantastica:

  • Nicola Verlato (Verona, 1965) è indicato come il primo italiano ad aver assorbito il pop surrealism americano, durante gli anni negli Stati Uniti. Oggi lavora tra pittura, scultura e modellazione 3D, costruendo quelli che chiama miti contemporanei.
  • Fulvio Di Piazza (Siracusa, 1969) dipinge mondi dove Arcimboldo incontra la tettonica a zolle. Minerali, vegetali e animali si scambiano di posto.
  • Luigi Serafini è l’autore del Codex Seraphinianus, l’enciclopedia illustrata di un mondo immaginario scritta in una lingua inventata. Il surrealismo applicato alla biblioteca.

Surrealismo, artisti principali: il riassunto per chi ha fretta

  • Il fondatore: André Breton, con il Manifesto del 1924.
  • Il più famoso: Salvador Dalí.
  • Il filosofo con il pennello: René Magritte.
  • L’inventore di tecniche: Max Ernst, con frottage e grattage.
  • Il più astratto: Joan Miró.
  • I francesi doc: Yves Tanguy e André Masson.
  • Le pittrici: Leonora Carrington, Remedios Varo e Leonor Fini.
  • Gli italiani: de Chirico e Savinio come precursori, Clerici e Fini come fantastici.
  • I contemporanei: Mark Ryden, Vladimir Kush, Nicola Verlato.

Meno gadget, più cervello

La prossima volta che vedi una tazza con la pipa di Magritte o una shopper con l’orologio floscio, respira. Dietro quel merchandising c’è un movimento che voleva scardinare la normalità, mettere a nudo l’inconscio e prendere a schiaffi il senso comune.

I pittori surrealisti famosi, da Ernst a Dalí, da Savinio a Ryden, non hanno dipinto per finire sui portachiavi. Che oggi stiano anche su una t-shirt da 14,99 euro fa parte del gioco. L’importante è ricordarsi del resto del mazzo, perché il surrealismo, più che uno stile, è ancora un modo di guardare. E di questi tempi serve come il pane.

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