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Rosalba Carriera: la pittrice che incipriò l’europa col pastello

Chiariamolo subito: Rosalba Carriera non era una pittrice “dilettante” che giocava con i pastelli tra una lezione di clavicembalo e un tè con le dame veneziane. Era un’artista da esportazione, una che teneva per la gola le corti d’Europa con un gessetto in mano. Altro che hobby. Se oggi qualcuno la nomina solo perché c’è una via Rosalba Carriera a Milano, merita di essere spedito in punizione con una copia di Storia dell’arte per corrispondenza.

E invece Rosalba, nata a Venezia nel 1673, fu una pioniera. Non in senso astratto, ma tecnico: inventò una carriera (appunto) usando una tecnica ritenuta inferiore, il pastello, per trasformarlo in linguaggio ufficiale dell’élite artistica del Settecento. Una donna, sola, in un mondo maschile. Ma non si fece largo a gomitate: si fece scegliere. Dalle migliori teste coronate d’Europa.

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Pastelli e ciprie: armi di seduzione (artistica) di massa

Quando dici “pastelli di Rosalba Carriera”, non stai parlando di uno scarabocchio su carta ruvida da cartoleria. I suoi pastelli erano micidiali strumenti di seduzione visiva. Delicati ma precisi, morbidi ma chirurgici. Ritratti che sembrano carezzare lo spettatore, invece di aggredirlo con l’oleografia barocca che spopolava all’epoca.

Rosalba prende la polvere colorata, la posa su una carta trattata con colla e gesso, e tira fuori volti che sembrano respirare. Più che dipinti, sembrano sussurri. Ed è così che conquista: con la dolcezza intelligente, non con l’urlo. È la regina dei mezzitoni, dell’intimità che non ha bisogno di effetti speciali.

Il pastello, fino ad allora relegato agli schizzi e agli studi, con lei diventa protagonista. La gente fa la fila per avere un ritratto di Rosalba. Non per vanità, ma per status: se ti fa il ritratto Rosalba Carriera, sei arrivato.

Autoritratto di Rosalba Carriera: uno specchio senza trucco

L’autoritratto di Rosalba Carriera conservato agli Uffizi è una piccola rivoluzione in sé. Non c’è dramma, non c’è posa, non c’è autocelebrazione teatrale. C’è una donna che si guarda e ci guarda, col volto rilassato, lo sguardo intelligente, un tocco di malinconia e realismo. Come dire: “Sì, sono qui. Sì, valgo. E non ho bisogno di travestirmi da musa o da martire per dimostrarlo”.

In un’epoca in cui le pittrici, quando riuscivano a esistere, dovevano fingersi o geni incompresi o Madonne in carne e ossa, Rosalba sceglie la terza via: quella dell’artista professionista. Autonoma, lucida, strategica.

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Opere di Rosalba Carriera: non solo volti carini

È facile cadere nell’equivoco: “Ah sì, la pittrice dei visi teneri, delle dame incipriate, dei ragazzotti biondi con gli occhi a cuore”. Certo, le opere di Rosalba Carriera includono tutto questo. Ma dietro i volti levigati, c’è una riflessione pittorica colta, raffinata e modernissima.

Ha lavorato per la corte di Francia, per quella d’Austria, ha ritratto principi, poeti e perfino Federico IV di Danimarca, che non era certo famoso per il gusto artistico, ma quando passò da Venezia, volle una Carriera anche lui. E quando fu accolta all’Accademia di San Luca a Roma, divenne una delle poche donne ad averci messo piede da viva, non da busto commemorativo.

Rosalba influencer ante litteram

Nel 1720 sbarca a Parigi, e succede il delirio. La città la accoglie come una star. Si fa il ritratto di tutta la corte, inclusi membri dell’Académie Royale, che in teoria dovevano detestare il pastello. Ma davanti a Rosalba, si sciolgono. Pare che abbia anche influenzato gente come Watteau e Boucher. In pratica, ha insegnato ai francesi come si fa la grazia senza zucchero a velo.

E badate bene: non era una mondana. Era una stratega. Teneva una fitta corrispondenza, archiviava i suoi lavori, gestiva i committenti con professionalità. Una freelance DOC con secoli d’anticipo, altroché “donna dell’arte”.

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Declino, cecità, e l’eterno cliché della triste pittrice

Sì, a un certo punto la vista inizia a cedere. I pastelli si fanno meno netti, la mano incerta. Rosalba invecchia, e con lei anche il gusto del pubblico. Ma non c’è caduta tragica: c’è dignità. Muore nel 1757, a Venezia, con una carriera (è il caso di dirlo) solida alle spalle, un’eredità culturale enorme, e una reputazione che nemmeno gli storici ottocenteschi misogini riescono a distruggere del tutto.

E oggi? La sua fama sopravvive più tra gli addetti ai lavori che nel grande pubblico. Ma sta tornando. Mostre, studi, articoli. E perfino Google la riconosce: cerca “pittrice Rosalba Carriera” e ti apre un mondo.

Una via per Rosalba… ma che sia a doppio senso

Via Rosalba Carriera a Milano è un nome che molti avranno letto distrattamente su Maps. Ma forse è il momento di prenderla sul serio, quella via. Di farci un percorso culturale a doppio senso: noi riscopriamo lei, e lei ci insegna che essere artista non vuol dire farsi perdonare per non essere un uomo.

Rosalba Carriera ha trasformato un mezzo fragile in uno strumento potente. Ha usato la leggerezza come arma. Ha messo la grazia sopra il rumore. E soprattutto, ha dimostrato che si può essere rivoluzionari senza alzare la voce.


Hai voglia di condividerla questa storia? Fallo. Rosalba te lo chiede con un sopracciglio appena accennato e un pastello in mano.

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