Oggi, per la collana “io amo la tecnologia“, intervistiamo Massimo Velenosi, un collega che prima di insegnare si è formato come architetto e ha lavorato nella grafica. In quest’intervista ci racconta come ha portato il suo know how e il suo approccio tra i banchi degli studenti, ricordandoci che il compito della scuola è quello di formare e non di insegnare un mestiere, anche perché i nostri alunni probabilmente faranno mestieri che ora non esistono, o li faranno in un modo che ancora neanche può essere immaginato. La parola a VelenoProf.

1) Che percorso di studi hai alle spalle, come mai hai deciso di fare l’insegnante e da quanto insegni?
Dopo il Liceo Scientifico, frequentato nella mia città di origine S. Benedetto del Tronto, mi sono laureato in Architettura a Firenze nel 1999. Negli anni dell’Università ho avuto modo di venire in contatto col mondo della grafica digitale, in particolare 3D. Rendering, animazioni e fotoritocchi, almeno a Firenze, non erano così diffusi all’epoca e mi hanno permesso di frequentare un ambiente ristretto di amanti della grafica digitale (i miei correlatori di tesi erano i fondatori di DaDa Net, realtà importante non solo a Firenze).
Dopo la Laurea ho fondato con dei colleghi uno studio di grafica (Archimedia) fino al mio trasferimento a Milano nel 2000 (trasferimento d'”amore”). Ho avuto il privilegio di entrare in una società di un grande gruppo immobiliare, lavorando come progettista e, successivamente, in uno studio internazionale come grafico 3D. Perdonami questa specie di “curriculum” ma la mia formazione è molto legata agli incontri, alle frequentazioni e alle esperienze lavorative più che al semplice percorso di studi. Arrivo tardi all’insegnamento, col bando 2012 nella classe di concorso A033.
In un momento in cui stavo lavorando, pertanto non per necessità, e ricordando i consigli di mio padre che non c’era più, ho partecipato alle selezioni e poi alle prove concorsuali senza grandi speranze e aspettative, non avendo alcuna esperienza nell’insegnamento. E invece eccomi qui. Anno di prova nel 2015/16 alla Casa del Sole (Parco Trotter) e dall’anno successivo alla U. Saba di Bruzzano, a cui rimango fedele. Insegnando ho scoperto che è un lavoro che mi diverte, dà soddisfazioni, stimola a mettersi in gioco continuamente.

2) Come nasce l’idea del canale youtube VelenoProf e del Blog?
Avendo cominciato ad insegnare tardi e senza un’esperienza specifica, ho cercato di studiare il mondo dell’insegnamento da chi ne sapeva di più e ho trovato molte risorse in rete di Prof già molto strutturati in tale senso. Pertanto ho cercato di fissare in forma di Blog i miei percorsi didattici, i materiali interessanti, tutto ciò che poteva coadiuvare il mio lavoro e quello dei miei studenti.
Quando ho scoperto che si potevano organizzare classi virtuali con Edmodo ho voluto subito sperimentare lo strumento creando un diverso modo di interagire coi ragazzi “nativi digitali”. Poi è arrivata la pandemia e lo strumento “innovativo” è diventato necessario. Durante la pandemia ho cercato di strutturare meglio il materiale creandone di originale (video-tutorial o lezioni su vari argomenti) sul mio canale Youtube.
3) Da educazione tecnica a tecnologia: cosa è cambiato, oltre al nome, in questa materia?
Riguardo all'”educazione tecnica” ho memoria della mia frequentazione della scuola media (che tra l’altro a sua volta ha cambiato nome in Primaria di I° grado). I nomi cambiano continuamente, soprattutto nella scuola ma credo che nella sostanza l’essenziale non sia cambiato. La nostra materia deve dare un assaggio ai ragazzi del mondo del lavoro; deve far intuire la complessità del mondo reale e coniugare le conoscenze con le competenze. E’ il mondo ad essere cambiato intorno alla scuola.
Una volta si dava agli studenti un’idea del mondo del lavoro con delle aspettative lavorative in fabbrica, nell’agricoltura, nella progettazione tecnica. Da cui i programmi sull’agronomia, le lavorazioni del legno e dei metalli, ecc. e il disegno tecnico. Tutto questo è perlopiù ancora valido ma con enormi cambiamenti nelle professionalità: oggi le competenze digitali sono fondamentali in tutti gli ambiti e l’insegnamento deve tenerne conto. Per la mia esperienza non è vero che i ragazzi siano già nativamente “esperti” in campo digitale. Probabilmente credono di esserlo, ma mi sembrano sempre più utenti passivi e sempre meno creatori di contenuti.

4) Cosa pensi dei tanti allievi di colleghi che usano i tuoi materiali?
I materiali condivisi in rete permettono ai miei studenti di recuperare eventuali lezioni o attività pratiche svolte in classe in caso di assenza.
E’ sicuramente un canale in più per trasmettere conoscenza e agganciare i più riluttanti a seguire le lezioni frontali. Scopro inoltre che i ragazzi, a volte, conoscono già gli argomenti che trattiamo in classe o addirittura hanno già fatto una modellazione in SketchUp perché l’hanno trovata sul mio blog. Ovviamente la cosa mi dà un grande piacere.
5) Classroom e materiale digitale aggiuntivo: perché c’è tanto scetticismo da parte dei colleghi più “anziani”?
A onor del vero trovo che ci sia stato un grande adattamento alle innovazioni da parte di quasi tutto il corpo docente di mia conoscenza, seppur a volte con borbottii e mugugni.
Ovviamente in pandemia si è fatto di necessità virtù e ci si è adattati, ma credo sia stata una forte spinta a rimettersi in gioco per tutti, anche per chi aveva alle spalle una consolidata esperienza di insegnamento tradizionale.
6) Alcuni studenti si chiedono a cosa serve la nostra materia: qual è la tua risposta?
Se è per quello lo chiedono di tutte le materie e, più in generale, “a che serve studiare?”. Cerco di rispondere soprattutto a cosa NON serve. Non serve a trovare un lavoro. “Io voglio fare la parrucchiera, a che serve studiare la storia?” è una domanda che mi è stata più volte posta. Oppure “Mica voglio fare l’architetto, a che servono le proiezioni ortogonali?”.
Rispondo che loro non sanno quale sarà il loro percorso di vita come non lo sapevo io alla loro età. Che il lavoro che si troveranno a fare forse ancora non esiste, come non esisteva il Webmaster o il Social Media Manager quando io frequentavo le medie. Rispondo che l’insegnamento è diviso in materie solo per comodità, ma che il mondo fuori non lo è; la realtà è complessa e per capirla e sbrogliarla servono tante competenze diverse che la scuola divide in materie, tutte ugualmente importanti per districarsi nella vita.
Insomma, la scuola deve FORMARE e non insegnare un mestiere. E un giovane formato può affrontare qualsiasi mestiere.





