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Divisionismo italiano: cos’è, la tecnica e i pittori divisionisti

Prima che la parola “divisione” evocasse guerre civili nei gruppi WhatsApp di famiglia, in Italia aveva un significato molto più affascinante. Il divisionismo italiano è il movimento che, tra fine Ottocento e inizio Novecento, ha preso la scienza del colore e una discreta dose di inquietudine esistenziale per scomporre la luce sulla tela. E no, non è la versione pittorica di “fai a pezzi tutto e vedi che succede”. Ci sono un metodo, una tecnica precisa e un gruppo di pittori che avevano parecchio da dire.

Alla scoperta del Divisionismo italiano

Cos’è il divisionismo (versione per chi ha fretta)

Il divisionismo è una tecnica pittorica in cui i colori non si mescolano sulla tavolozza. Si stendono puri, in tocchi, punti o filamenti accostati, e la fusione avviene nell’occhio di chi guarda. L’obiettivo è ottenere più luminosità di quanta ne dia l’impasto tradizionale.

In Italia diventa un vero movimento artistico, attivo soprattutto al Nord e con epicentro a Milano. Rispetto ai cugini francesi, il divisionismo italiano carica la tecnica di significati simbolici, spirituali e sociali. Oltralpe si dipingeva l’impressione, qui l’intenzione. Siamo pur sempre il paese del melodramma.

Divisionismo in Italia: come nasce (e perché proprio Milano, 1891)

L’Italia di fine Ottocento è un paese giovane che deve ancora capire cosa fare da grande. Intanto gli artisti guardano a Parigi, dove Georges Seurat ha messo a punto il neoimpressionismo. Gli italiani non copiano: traducono, rielaborano e ci aggiungono dramma.

Il regista dell’operazione è Vittore Grubicy de Dragon, pittore, critico e mercante d’arte. Alla fine degli anni Ottanta fa conoscere la pittura divisa agli artisti italiani e poi ne promuove le opere all’estero.

La data di nascita ufficiale è il 1891, alla prima Triennale di Brera. Lì Giovanni Segantini espone Le due madri e Gaetano Previati Maternità. Il quadro di Previati diventa il più discusso e deriso della mostra. Come debutto non è esattamente un trionfo, ma in compenso è memorabile.

La tecnica divisionista: come funziona davvero

La tecnica divisionista si regge su tre regole:

  • Colori puri: niente miscele sulla tavolozza, ogni pigmento va sulla tela così com’è.
  • Accostamento: tocchi e filamenti separati, uno accanto all’altro, come coinquilini che rispettano i reciproci spazi.
  • Fusione ottica: è la retina dell’osservatore a “mescolare” i colori a distanza.

Dietro c’è una base scientifica, giuro. Il chimico Michel-Eugène Chevreul pubblica nel 1839 i suoi studi sul contrasto simultaneo dei colori. Nel 1879 l’americano Ogden Rood pubblica Modern Chromatics. L’idea di fondo è semplice: due complementari affiancati, per esempio un blu e un arancione, si esaltano a vicenda.

C’è però una precisazione da secchioni. Nella pratica i colori non si fondono quasi mai del tutto nell’occhio. L’effetto vero è una vibrazione luminosa dovuta proprio al contrasto simultaneo. Il risultato funziona comunque: le tele sembrano emettere luce invece di rifletterla.

In Italia la teoria la mette nero su bianco Previati, con La tecnica della pittura (1905) e I principii scientifici del divisionismo (1906).

Divisionismo e pointillisme: le differenze

Il pointillisme francese di Seurat e Signac lavora per punti regolari e con un approccio quasi da laboratorio. Lo stile divisionista italiano è più libero: preferisce pennellate filamentose, segni allungati e trame che seguono la forma. Soprattutto usa la tecnica come veicolo di contenuti simbolici o politici, e non come un fine in sé.

La tecnica pittorica di Segantini

Segantini è il caso da manuale. Stende il colore in lunghi filamenti paralleli, quasi intrecciati come una tessitura, alternando toni complementari. Il risultato è la luce tagliente dell’alta montagna, quella che a 2000 metri ti fa strizzare gli occhi anche dentro un museo. Opere come Mezzogiorno sulle Alpi (1891) e Ritorno dal bosco (1890) mostrano bene questa tecnica.

Pittori divisionisti italiani: chi sono e cosa guardare

Il divisionismo italiano non era una faccenda da due gatti e un cavalletto. Ecco gli artisti del divisionismo che conviene conoscere, con un’opera da cui partire per ciascuno.

Giovanni Segantini (1858–1899)

È il pittore dei pascoli alpini trasformati in visioni mistiche. Il suo testamento artistico è il Trittico delle Alpi (La vita, La natura, La morte), oggi al Museo Segantini di St. Moritz. Muore il 28 settembre 1899, a 41 anni, sullo Schafberg sopra Pontresina, a oltre 2700 metri, mentre lavora en plein air al pannello centrale. La causa è una peritonite. Dedizione totale, nel senso più letterale del termine.

Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868–1907)

È l’autore del Quarto Stato (1898–1901), il quadro più sindacalizzato della storia dell’arte. La tela, di 293 per 545 centimetri, mostra figure quasi a grandezza naturale. Il divisionismo qui non è un esercizio di stile: la luce frontale che investe i lavoratori in marcia è parte del messaggio politico. Dal 2022 l’opera è tornata alla GAM di Milano.

Gaetano Previati (1852–1920)

È quello che unisce divisionismo e simbolismo, come a dire: la scienza va bene, ma anche l’anima vuole la sua parte. Maternità (1890–91), con la madre circondata da angeli, è considerata l’opera manifesto del movimento. In più Previati ne è il teorico ufficiale.

Morbelli, Longoni, Nomellini e gli altri divisionisti italiani

Angelo Morbelli racconta la vecchiaia e l’emarginazione nelle sue tele sul Pio Albergo Trivulzio. Emilio Longoni firma L’oratore dello sciopero, esposto alla Triennale del 1891. Plinio Nomellini dipinge i portuali di Genova. Completano il quadro Carlo Fornara, Giovanni Sottocornola e lo stesso Grubicy.

Divisionismo in arte e società: la luce come manifesto

Sotto le pennellate del divisionismo c’è un pezzo di storia italiana. Lavoro minorile, scioperi, ospizi, miseria urbana: molti divisionisti scelgono temi che la pittura accademica evitava con cura. Si intrecciano socialismo umanitario e istanze anarchiche, insieme all’idea che l’arte debba prendere posizione.

Altro che estetica per l’estetica. In questi quadri la luce rappresenta il progresso e la speranza, oppure, all’opposto, mette in evidenza il degrado.

Divisionismo e futurismo: il passaggio di testimone

Ecco il colpo di scena che i manuali spesso liquidano in una riga: senza divisionismo, niente futurismo. Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Luigi Russolo si formano tutti su tecniche divisioniste. Boccioni studia Previati con un’attenzione quasi ossessiva. La sua Madre (1907), oggi alla GAM di Milano, è ancora divisionista.

La scomposizione del colore diventa poi scomposizione del movimento. I futuristi volevano bruciare i musei, ma il primo maestro l’avevano trovato proprio lì dentro.

Esperto del divisionismo italiano: come diventarlo (o trovarne uno)

Chi cerca un esperto o una consulenza sul divisionismo italiano di solito rientra in uno di due casi.

Se vuoi diventare esperto

Abbandona le frasette tipo “ah sì, Segantini, quello dei monti”. Leggi le fonti primarie: I principii scientifici del divisionismo di Previati è disponibile gratuitamente in versione digitale su Liber Liber. Studia i cataloghi delle mostre curate da storici dell’arte. Soprattutto guarda le opere dal vivo e da vicino, perché la tecnica divisionista su uno schermo perde metà della sua vibrazione.

Se hai un dipinto da valutare

Serve una consulenza seria, non il cugino che “se ne intende”. Le strade affidabili sono queste:

  • Storici dell’arte specializzati nell’Ottocento italiano, meglio se autori di studi o cataloghi sul divisionismo.
  • Archivi, associazioni e musei dedicati ai singoli artisti, come l’Associazione Pellizza da Volpedo e il Museo Studio a Volpedo per Pellizza, o il Museo Segantini di St. Moritz.
  • Case d’asta con dipartimenti di pittura del XIX secolo, per una stima di mercato.
  • Documentazione di provenienza: passaggi di proprietà, mostre, pubblicazioni. Senza questi documenti, anche il miglior esperto può dirti poco.

Diffida di chi autentica a colpo d’occhio, magari da una foto. L’attribuzione di un’opera divisionista richiede analisi tecniche e documentali.

Dove vedere il divisionismo italiano oggi

A Milano la GAM di via Palestro ospita uno dei nuclei più importanti: Il Quarto Stato, Le due madri di Segantini e, in comodato da Banco BPM, la Maternità di Previati. Per Segantini vale il viaggio a St. Moritz, per Pellizza quello a Volpedo. Il divisionismo non si scrolla: si guarda con attenzione, punto per punto. Anzi, filamento per filamento.

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