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L’urlo di munch: significato, coordinate, versioni e dove trovare (veramente) il grido più famoso dell’arte

Sì, stiamo parlando di quell’urlo. Quello che tutti abbiamo visto almeno una volta, magari stampato su una t-shirt troppo cara o usato come meme per descrivere il lunedì mattina. Ma “L’urlo di Munch” è molto più di un’emoji con crisi di panico: è uno dei quadri più iconici (e riprodotti) della storia dell’arte moderna. E no, non è stato dipinto durante un attacco di emicrania, anche se la faccia lo fa pensare.

urlo di munch versioni di altri artisti
Dipinto ispirato all’Urlo di Munch

Chi ha dipinto l’urlo di Munch? spoiler: non è Van Gogh

Pare incredibile, ma c’è ancora chi confonde Edvard Munch con Van Gogh. Uno è norvegese, l’altro olandese; uno dipinge urla interiori, l’altro si taglia l’orecchio. Dettagli.

Munch, pittore espressionista ante-litteram, realizza L’Urlo nel 1893, e lo fa come parte di un ciclo di opere chiamato Il fregio della vita. Nome allegro, vero? Tratta di ansia, amore, morte. Netflix, scansati.

Urlo di munch: significato psicotico o profetico?

Munch lo descrisse così:

“Camminavo lungo la strada con due amici. Il sole stava tramontando. Sentii un urlo attraversare la natura.”

Ora, chi non ha avuto un tramonto ansioso? Ma qui c’è di più: l’urlo non è dell’uomo nel quadro, ma dell’ambiente circostante. L’urlo è nell’aria, è il mondo che urla, non tu. Tu sei solo testimone, e pure un po’ sgomento.

Quindi no, L’Urlo di Munch non è solo una faccia stralunata su sfondo psichedelico: è la rappresentazione pittorica dell’angoscia esistenziale. Altro che mindfulness.

urlo di munch oslo opere ispirate
Immagine ispirata all’Urlo di Munch

Quanti Urli di Munch esistono? spoiler: più di quanto credi

Ecco la domanda da un milione di corone norvegesi: quanti “Urli” ha fatto Munch? Quattro, per essere precisi. E no, non sono fotocopie.

  • Due versioni dipinte a tempera e pastello (una a Oslo, una in collezione privata)

  • Una versione a pastello (1895)

  • Una litografia in bianco e nero (anche questa del 1895), pensata per la stampa

Aggiungici le riproduzioni infinite e le imitazioni di Halloween, ed ecco un urlo che echeggia nei secoli. E nelle stories di Instagram.

Versione litografica dell’urlo di Munch: la più diffusa (ma non per questo meno inquietante)

La versione litografica dell’urlo di Munch è il primo esempio di come l’arte si pieghi alla serialità senza perdere potenza. Un bianco e nero crudo, stampabile e vendibile. La trovate nei musei, nelle aste, e persino in qualche casa di design minimal che vuole “trasmettere emozione” (cioè panico).

E sì, anche la versione litografica urlo Munch è considerata autentica. Munch stesso l’ha disegnata e firmata, mica scaricata da Pinterest.

litografia munch
litografia di quadri ispirati a Munch

L’urlo coordinate: dov’è stato davvero dipinto?

Sorpresa: esistono coordinate geografiche reali dietro quel cielo fiammeggiante. Munch era sul promontorio di Ekeberg, a Oslo, quando ebbe la sua epifania ansiogena. Se vai lì oggi, puoi anche tu sentire l’urlo della natura (o del traffico cittadino).

📍 Coordinate approssimative: 59°54′58″N 10°44′15″E.
Sì, puoi anche inserirle in Google Maps. E poi provare a non sentirti osservatə da quel volto urlante nel vento.

Urlo Munch: dove si trova oggi?

Le varie versioni dell’opera si trovano in luoghi diversi:

  • La prima versione (1893) è alla Galleria Nazionale di Oslo

  • Una versione a pastello del 1895 è passata da Sotheby’s per la modica cifra di 120 milioni di dollari

  • Altra versione dipinta è al Museo Munch di Oslo

  • Le litografie sono sparse tra collezionisti e istituzioni

Quindi no, se vai al museo “per vedere L’urlo” e non c’è, tranquillə: ce ne sono altri tre. È come cercare Spider-Man nei multiversi, ma con più ansia e meno CGI.

Urlo di Munch: versioni infinite, messaggi eterni

Che sia in tempera, pastello o litografia, l’Urlo di Munch non cambia nella sua forza: è la rappresentazione dell’umanità che, pur evolvendosi, continua a sentire l’urgenza di gridare. Forse è per questo che ci parliamo così bene, noi figli e figlie di un’epoca stressata, iperconnessa, sempre un po’ borderline.

E mentre Munch ci guarda da oltre un secolo con quell’espressione di panico cosmico, noi continuiamo a cercare risposte – nei quadri, nei meme, nei feed.

E ogni tanto, nel dubbio, urliamo anche noi.

 

 

1 commento su “L’urlo di munch: significato, coordinate, versioni e dove trovare (veramente) il grido più famoso dell’arte”

  1. falcioni giovanni domenico

    Esauriente e sentita questa descrizione sui quadri di Munch, di Natn Bonnì.
    Ho letto dapprima la recensione sullo smartphone, che non è riuscito ad aprire le immagini, poi, quando ho deciso di dare una risposta, ho aperto internet ed ho visto anche la litografia, ma non le tre immagini sopra riprodotte, che ho trovato esagerate, rispetto all’opera originale. Si tratta di interpretazioni di altri autori, non riuscite, dal mio punto di vista. I soggetti esprimono un terrore da film horror, con bocche spalancare che mostrano buona parte dei 32 denti… per non dire degli occhi fuori dalle orbite.
    Torno alla litografia originale di Munch, che tuttavia non rende la drammaticità delle versioni a colori.
    In primo piano si vede il soggetto, con le mani distese sul volto, in una posizione assai naturale per una che prova terrore. Nelle tre riproduzioni sopra riportare, sono invece spostate altrove e, nell’ultima, il braccio destro è nascosto.
    Alle spalle di questa, che io ritengo si tratti di una donna, c’è una coppia. A sinistra un uomo con un cappotto lungo, mentre a destra c’è una donna con una lunga gonna oltre gli stinchi.
    In un’altra versione, sempre di Munch, la coppia sembra che mostri le spalle, mentre in un’altra è di fronte.
    In una versione, sul volto del soggetto, sembrano comparire sfumature verdi, mentre in un’altra versione il colore del volto è più naturale.
    Lo sfondo delle due prime riproduzioni di altri autori, sembra ricordare resti di cibi mal cucinati, nella terza c’è un reale paesaggio, poco somigliante alla landa desolata di Munch.
    In altre occasioni, più distrattamente, ho interpretato i due alle spalle della donna terrorizzata, come possibili stupratori che la inseguono, dei quali la donna si è appena accorta, e, vedendo le scarse possibilità di fuga (si trovano su di un ponte) si porta le mani al volto, urlando a distesa.

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