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La critica dell’arte contemporanea: una guida ironica ma seria per orientarsi tra tele bianche e performance enigmatiche

Critico d’arte contemporanea: tra guru del pennello e opinionisti da salotto

In principio fu Vasari. Poi arrivarono Longhi, Argan, e una comitiva di cervelloni capaci di trasformare una tela in una tesi di laurea. Oggi? Oggi il critico d’arte contemporanea è un ibrido affascinante e a volte inquietante: metà intellettuale, metà influencer, metà curatore, metà opinionista da talk show. (Sì, sono quattro metà. Benvenuti nell’arte contemporanea.)

arte contemporanea critica


Chi è davvero il critico d’arte contemporanea?

Definire il critico d’arte contemporanea è un po’ come tentare di spiegare una performance di Marina Abramović a un parente boomers: puoi provarci, ma rischi la crisi esistenziale. In teoria, il critico è quella figura che osserva, analizza, contestualizza e scrive sull’arte. In pratica, è anche chi apre un account Instagram, si piazza davanti a un’opera e dice: “questa è una riflessione sul vuoto dell’identità post-capitalista”. Boom: sei un critico d’arte italiano contemporaneo.

Ovviamente esiste ancora una nutrita schiera di critici d’arte contemporanei seri, colti, preparati, che studiano, scrivono, curano mostre e a volte riescono perfino a farsi pagare per farlo (miracolo!). Ma nel grande calderone della critica d’arte contemporanea, oggi troviamo anche un sacco di fuffa vestita bene.

I critici d’arte contemporanei: tra mito e realtà

Chi sono i critici d’arte più importanti oggi? Difficile a dirsi, ma qualcuno riesce ancora a essere riconosciuto come critico d’arte famoso italiano (ciao, Achille Bonito Oliva), o addirittura come critico d’arte più famoso al mondo (Jerry Saltz, se sei statunitense e con un buon feed Twitter). Ma attenzione: non confondiamoli con quei personaggi che recensiscono NFT su TikTok.

La critica d’arte ha subito mutazioni genetiche interessanti: un tempo era dominio di specialisti in giacca di velluto e pipa, oggi si fa anche su podcast e newsletter. L’importante, però, resta una cosa: saper dire qualcosa di sensato sull’“arte e critica”, senza farsi travolgere dal narcisismo performativo.

critici d'arte contemporanea


Come diventare critico d’arte (senza diventare una macchietta)

Domanda che scotta: come diventare critico d’arte oggi? Ti servono tre cose:

  1. Occhi allenati.
  2. Cervello funzionante.
  3. Una soglia di frustrazione molto alta.

La strada classica prevede una laurea in Storia dell’Arte, un master, magari un dottorato, molte collaborazioni gratuite e una resistenza al cinismo non indifferente. Il mestiere è affascinante, ma è anche costellato di concorsi improbabili, bandi criptici e curatori che si parlano solo in acronimi.

Se invece vuoi diventare un critico d’arte italiano social-friendly, puoi puntare su un blog, un canale YouTube o un profilo Instagram dove commenti le tele d’arte contemporanea con ironia, competenza e qualche meme azzeccato. Ma attenzione: il confine tra divulgazione e caciara è sottile.

Critica d’arte famosa vs. critica arte reale

La critica d’arte famosa, quella dei grandi nomi, delle riviste patinate, delle biennali con buffet bio-vegan, è ancora viva. Ma spesso è autoreferenziale come una retrospettiva sull’autoreferenzialità.

C’è poi una critica arte più sotterranea, fatta da riviste indipendenti, newsletter, progetti editoriali coraggiosi. Gente che scrive per passione (e spesso gratis), che va alle mostre senza invito stampa e che non ha paura di dire che un’opera è brutta. Sì, si può dire: brutta. Non tutto è “potente” o “dirompente”.

l’arte contemporanea


Critici d’arte italiani viventi: ce ne sono ancora?

Spoiler: sì. E sono anche bravi. Ci sono critici d’arte italiani viventi che curano mostre internazionali, scrivono libri, insegnano, fanno divulgazione e resistono alla tentazione del click facile. Non sempre finiscono nei salotti buoni, ma sono quelli che tengono viva una critica d’arte contemporanea che ha ancora senso di esistere.

Certo, ogni tanto inciampano in installazioni fatte di aria e titoli chilometrici, ma fa parte del gioco. La critica arte è anche questo: sbagliare, esporsi, prendere posizione.

Arte critica: ovvero, perché serve ancora la voce dei critici

In un mondo dove tutto è estetizzato (dal cibo al meteo), l’“arte critica” è fondamentale. Non solo per interpretare l’opera, ma per creare dibattito, fare domande scomode, offrire chiavi di lettura che vadano oltre l’apparenza. Il critico d’arte contemporanea non è solo un traduttore del visivo: è una coscienza inquieta che guarda, legge, connette e – se serve – critica davvero.

Perché l’arte ha bisogno di spettatorə curiosə, non di follower passivi. Ha bisogno di gente che si fermi davanti a un’opera e dica: “Ok, ma perché?”. E soprattutto ha bisogno di chi, davanti a quella domanda, non risponde con una citazione a caso, ma con una riflessione vera.

Conclusione?

Il critico d’arte contemporanea è vivo, mutante, a volte incompreso. Ma serve. Serve come serve il pepe nel piatto: senza rischi l’insipido. E se oggi fa anche storie su Instagram, beh, che ci vuoi fare: è l’arte, bellezza. E tu non puoi farci niente.

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