Le ombre nel disegno tecnico sono quella cosa che trasforma un prospetto piatto come una bolletta in un edificio che sembra davvero stare in piedi. Oppure, se sbagliate, in un’esplosione di grigi senza logica. La buona notizia è che non serve talento artistico. Per capire come disegnare le ombre in prospetto e in pianta bastano una convenzione, due regole geometriche e una squadra a 45°. In questa guida le vediamo tutte, con esempi pronti da copiare sul foglio.
Sono Nath Bonnì, docente di ruolo, architetto abilitato e formatore per la preparazione ai test di design, ingegneria e architettura. Le ombre le ho viste sbagliare in tutti i modi possibili. Ecco come evitarli.

Teoria delle ombre nel disegno tecnico: le basi in tre minuti
Per avere un’ombra servono tre cose: una sorgente di luce, un corpo opaco e una superficie su cui l’ombra cade. Nel disegno tecnico la sorgente è il sole. È così lontano che i suoi raggi si considerano paralleli, ed è questo che rende tutto calcolabile con riga e squadra.
Due termini da non confondere:
- Ombra propria: la parte dell’oggetto che non riceve luce, per esempio la faccia di un pilastro rivolta dalla parte opposta al sole.
- Ombra portata: l’ombra che l’oggetto proietta su altre superfici, come il terreno, la facciata o un altro volume.
Esiste anche l’ombra autoportata, cioè quella che un pezzo dell’edificio proietta su un’altra parte dello stesso edificio. È il caso del balcone che fa ombra sulla facciata. Nei prospetti è la regina della festa.
Perché proprio 45 gradi (e perché in realtà non sono 45)
Nella teoria delle ombre si usa un raggio di luce convenzionale: la diagonale di un cubo. Il raggio parte dall’alto, da sinistra e dal lato di chi guarda, e attraversa il cubo da uno spigolo a quello opposto.
Il trucco è che le proiezioni di questo raggio, in pianta e in prospetto, sono tutte inclinate di 45°. Per questo lavori con la squadra a 45° e sei felice. L’inclinazione reale del raggio rispetto al terreno, però, è di circa 35°16′. Non ti serve per disegnare, ma ti evita di dire “il sole è a 45°” all’esame e di farti correggere.
Come disegnare le ombre in prospetto
Ecco la procedura per le ombre nei prospetti, valida a mano come al computer.
- Fissa la luce: dall’alto a sinistra, con proiezione a 45°. Tutte le ombre scenderanno verso destra.
- Individua cosa sporge: balconi, cornicioni, pensiline, lesene, davanzali. Nel prospetto ti serve sapere di quanto ogni elemento sporge rispetto al filo della facciata, e lo leggi in pianta o in sezione.
- Dagli spigoli dell’elemento, traccia linee a 45° verso il basso a destra.
- Chiudi la sagoma: l’ombra copre la facciata fino al punto stabilito dalla profondità della sporgenza.
- Campisci con un grigio uniforme o un tratteggio fitto, sempre lo stesso per tutto il disegno.
Ombre a 45 gradi nei prospetti: la regola della sporgenza
Questa è la frase da tatuarsi sul polso: in prospetto, con la luce a 45°, l’ombra di un elemento sporgente si sposta in basso e a destra di una misura pari alla sua sporgenza.
Un cornicione che sporge 50 cm produce sulla facciata una fascia d’ombra alta 50 cm, scalata secondo il disegno, spostata di 50 cm verso destra. Il motivo è che il raggio, per arrivare dal bordo del cornicione al muro, percorre 50 cm in profondità. Con la luce convenzionale percorre la stessa misura in verticale e in orizzontale. È tutta qui la teoria delle ombre sui prospetti: profondità uguale spostamento.
Tre esempi pronti
- Balcone sporgente 1,20 m: disegna una sagoma uguale a quella della soletta, abbassata di 1,20 m e spostata di 1,20 m a destra. La parte che cade sulla facciata è l’ombra. Se c’è un parapetto pieno, ripeti l’operazione anche per il suo bordo superiore.
- Finestra rientrata di 30 cm: l’imbotte proietta ombra sul vetro o sul serramento. Ottieni una fascia di 30 cm lungo il lato superiore e una di 30 cm lungo il lato sinistro, unite da una diagonale a 45° nell’angolo in alto a sinistra.
- Pensilina sopra l’ingresso, sporgenza 80 cm: fascia d’ombra di 80 cm sotto la pensilina. Lo spigolo destro dell’ombra parte dall’angolo della pensilina con una linea a 45° e “scivola” di 80 cm a destra.
Ombre nei prospetti con AutoCAD
Il principio non cambia. Disegna le linee a 45° partendo dagli spigoli, offsetta le sagome della misura della sporgenza e riempi l’area chiusa con il comando _HATCH. Con l’underscore funziona in qualsiasi lingua del programma. Metti le ombre su un layer dedicato, così puoi regolarne colore e trasparenza in stampa senza toccare il resto.
Come disegnare le ombre in pianta
In pianta, nel 99% dei casi, cerchi l’ombra portata a terra da elementi verticali come muri, pilastri e volumi. Qui la regola cambia leggermente, ed è qui che si sbaglia di più.
Ombre a 45 gradi in pianta: quanto è lunga l’ombra
Con il raggio convenzionale, un elemento alto h proietta in pianta un’ombra lungo una diagonale a 45°. Il punto d’ombra della sua sommità si trova spostato di h in orizzontale e di h in verticale sul foglio.
Ne segue una cosa importante: la diagonale d’ombra non è lunga h, ma h·√2. Un pilastro alto 3 m ha l’ombra della sua testa spostata di 3 m e 3 m, cioè a circa 4,24 m lungo la diagonale. Se misuri 3 m sulla diagonale, l’ombra ti viene corta e il professore se ne accorge al primo sguardo.
Procedura per un volume a pianta rettangolare alto h:
- Da ogni vertice traccia una linea a 45° nella direzione della luce, di solito verso l’alto a destra.
- Su ciascuna riporta lo spostamento h·h e trova il punto d’ombra.
- Unisci i punti: ottieni la sagoma del tetto “traslata”.
- Collega la sagoma alla base con le tangenti a 45° dagli spigoli: l’area racchiusa è l’ombra portata.
Ombre nel planivolumetrico: come si fa a mano
Il planivolumetrico è una pianta del lotto con i volumi in evidenza. Le ombre qui fanno metà del lavoro, perché sono l’unico modo di “leggere” le altezze senza quote. Il metodo è quello della pianta: ogni edificio getta un’ombra proporzionale alla sua altezza, quindi a colpo d’occhio si capisce chi è alto e chi no.
Accorgimenti per un planivolumetrico a mano fatto bene:
- Stessa direzione per tutti: dichiarala, magari con una piccola freccia accanto al nord.
- Altezze reali in scala: in 1:500 un edificio di 15 m sposta la sua ombra di 3 cm per lato. Calcolali, non andare a occhio.
- Ombre sugli altri volumi: se l’ombra di un palazzo alto incontra un edificio basso, ci sale sopra e taglia il suo tetto.
Se il planivolumetrico serve a valutare il soleggiamento reale, la luce convenzionale non basta più. Bisogna usare la posizione vera del sole per latitudine, giorno e ora. A mezzogiorno, alle nostre latitudini, le ombre vanno verso nord. È l’uso “serio” delle ombre in architettura: capire se il tuo progetto lascia al buio il giardino del vicino.

Ombre in assonometria e in prospettiva
In assonometria il raggio convenzionale si costruisce come la diagonale di un cubo disegnato nella stessa assonometria. Da ogni punto alto si tracciano due linee, una parallela al raggio e una parallela alla sua proiezione a terra, e la loro intersezione è il punto d’ombra. È più lento, ma la logica resta quella vista finora.
Le ombre in prospettiva sono un capitolo a parte. I raggi del sole, paralleli nella realtà, in prospettiva convergono verso un punto di fuga della luce. Si costruiscono con altri metodi e meritano un articolo dedicato.
Come fare le ombre nei disegni colorati e nel disegno artistico
Come fare le ombre nei disegni colorati
L’errore classico è scurire tutto col nero, con un risultato sporco e piatto. L’ombra non è “assenza di colore”. Il suo colore dipende dal colore dell’oggetto, da quello della superficie su cui cade e dalla luce dell’ambiente.
Consigli pratici:
- Scurisci con il colore complementare invece che col nero. Un verde si incupisce meglio con un velo di rosso, un giallo con un tocco di viola.
- All’aperto le ombre tendono al freddo, perché ricevono la luce azzurra del cielo. Un grigio-blu funziona meglio di un grigio neutro.
- Ombra portata più netta vicino all’oggetto, più sfumata man mano che si allontana.
Ombre nel disegno artistico: cosa cambia
La teoria delle ombre nel disegno artistico condivide la geometria con quella tecnica, ma aggiunge il chiaroscuro. Tra luce piena e ombra propria ci sono passaggi graduali: mezzatinta, ombra propria, luce riflessa e ombra portata. Nel disegno tecnico ti fermi alle campiture nette. Nel disegno artistico lavori sulla sfumatura e sulla direzione del segno. La regola comune resta una sola: una fonte di luce, tutte le ombre coerenti con quella.
Come si disegnano le ombre senza errori: la checklist
Prima di consegnare, controlla:
- Direzione coerente: se la luce viene da sinistra, nessuna ombra va a sinistra. Mai. Neanche “per bellezza”.
- Misure dalla pianta, non dall’occhio: in prospetto lo spostamento è uguale alla sporgenza, in pianta è h per lato. Ricordati √2 sulla diagonale.
- Ombra propria e portata distinte: tono più leggero per la propria, più deciso per la portata, oppure campiture diverse.
- Niente ombre “orfane”: ogni ombra deve partire da uno spigolo che la genera.
- Sobrietà: le ombre servono a far leggere i volumi, non a nasconderli. Se il disegno diventa illeggibile, alleggerisci.
Disegna le ombre, insomma, prima che siano loro a disegnare te. Se hai dubbi su un caso specifico, come un balcone curvo, una scala esterna o un tetto a falde, scrivimi: le ombre difficili sono le mie preferite.
Fonti immagini
ecco le fonti delle immagini utilizzate
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