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Carlo Carrà e la zuffa pittorica dell’interventismo: il futurismo in piazza (e in crisi)

Prima di tutto: se pensi che Manifestazione interventista di Carlo Carrà sia solo un quadro da libro di storia dell’arte, hai sbagliato strada. Non stai per leggere una descrizione fredda da catalogo museale, ma una discesa a rotta di collo dentro il caos visionario di un pittore futurista che, tra una pennellata e una propaganda, ha messo su tela una vera e propria guerriglia urbana ante litteram. Altro che “composizione dinamica”.

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Carlo Carrà. 1881-1966. Milan. Natura morte con squadra. Still Life with set square. 1917. Milan Museo del Novecento

 

Carlo Carrà: molto più di un pittore futurista con la erre moscia

Carrà non è stato solo un bravo ragazzo con una passione per le opere futuriste e i titoli chilometrici. È stato uno di quelli che, in pieno delirio collettivo pre-1915, ha deciso che l’arte doveva scendere in strada, urlare, schierarsi. Sì, perché la Manifestazione interventista del 1914 non è un quadro neutro: è un manifesto visivo per l’intervento italiano nella Grande Guerra. Il nome non lascia dubbi, e se pensi che fosse solo una coincidenza, ripassa Marinetti e compagnia cantante.

Manifestazione interventista di Carrà: non un quadro, ma un’esplosione

Prendi un comizio in piazza, aggiungi qualche manganellata, moltiplica per la velocità e la furia ideologica del futurismo: ecco Manifestazione interventista. Non c’è un punto focale, non c’è una figura centrale, ma una giostra di sagome urlanti, parole dipinte, bandiere, tricolori e caos. Una composizione che ti prende per la giacca e ti strattona.

Qui Carrà si avvicina più a un cronista impazzito che a un artista accademico. La prospettiva? Chi se ne frega. L’armonia? Ma per favore. Quello che conta è l’urgenza. La tela diventa il megafono di un’epoca che ha scambiato la guerra per un gioco da salotto patriottico.

 

opere carlo carrà
Carlo Carrà. 1881-1966. Laguna. 1932. Florence; Palazzo Pitti. Galleria d’Arte Moderna.

 

Il quadro come volantino urlato: interventismo e propaganda

Il punto è che la manifestazione interventista di Carlo Carrà non è solo una tela: è un volantino murale travestito da arte. Un manifesto visivo che porta l’interventismo (e le sue contraddizioni) dentro le gallerie. Per capirlo davvero, bisogna collocarlo nel suo tempo: siamo nel 1914, l’Italia è ancora “non belligerante” e il Paese è spaccato come una mela marcia tra neutralisti e interventisti. Carrà sceglie da che parte stare. E lo fa col pennello.

Lo stile? Quello tipico del pittore futurista, ma ancora più urlato, ancora più spigoloso. Carrà prende a pugni lo spettatore con linee spezzate, parole-incitamento (“ABBASSO I TEDESCHI!”, non esattamente un tweet diplomatico) e un impasto cromatico che sa di piazza, di sangue, di slogan.

Carrà tra i funerali dell’anarchico galli e le figlie di loth

Chi conosce I funerali dell’anarchico Galli di Carlo Carrà noterà più di una somiglianza con Manifestazione interventista. Anche lì c’è la folla, la tensione, la violenza che striscia sotto la superficie. Ma nel 1914 l’artista sembra essersi scrollato di dosso il lutto anarchico per buttarsi anima e corpo nella retorica patriottica. Cambia la cornice ideologica, ma la furia rimane.

Poi, qualche anno dopo, ecco la virata mistica: Le figlie di Loth. Addio tricolori, benvenuta metafisica. Carlo Carrà e la musa metafisica: storia di un ripensamento? Di un riposizionamento? Forse di una disillusione. Perché dopo la guerra, l’urgenza di urlare lascia spazio a un bisogno più introspettivo, più “classico”, quasi spirituale. Ma nel 1914, no: nel 1914 Carrà è ancora tutto preso a urlare contro i tedeschi (e magari anche contro i critici).

 

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Carlo Carrà 1881-1966 Milan. La Muse M?taphysique. 1917 Milan Pinacoteca Brera.

 

Pittori del futurismo: geniali, isterici e a volte insopportabili

Carrà, Boccioni, Russolo, Severini, Marinetti. Tutti insieme appassionatamente a inneggiare al progresso, alle macchine, alle guerre igieniche. I pittori del futurismo sono stati un po’ filosofi, un po’ piromani culturali. E Carrà ci si infila alla grande, pur con qualche contraddizione. Perché se è vero che ha sposato la causa, è anche vero che sarà tra i primi a rinnegarla.

In fondo, Manifestazione interventista è un quadro di transizione. Un momento in cui l’arte si fonde con la propaganda, in cui il pennello diventa baionetta. Ma è anche l’inizio della fine: Carrà, dopo la sbornia futurista, tornerà a un linguaggio più pacato, più metafisico, più… noioso? Forse. Ma anche più umano.

Morale della storia (spoiler: non c’è)

Se Manifestazione interventista ti sembra un quadro difficile, è perché lo è. Ma non nel senso di “arte per intenditori”. È difficile perché ti costringe a pensare, a schierarti, a farti domande scomode: quanto deve essere ideologica l’arte? Può davvero rappresentare il caos? E quanto ci mettiamo a dimenticare che i quadri, a volte, sono bombe a tempo?

Insomma: guarda Manifestazione interventista di Carlo Carrà con rispetto, ma anche con un pizzico di diffidenza. Perché sotto quella crosta di colori e slogan si nasconde tutta la follia (e la seduzione) dell’arte che vuole cambiare il mondo a colpi di pennello.

E se non ti basta, torna a riguardare I funerali dell’anarchico Galli. Poi ne riparliamo davanti a un caffè. Magari metafisico.

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