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La città ideale di Berlino, Baltimora e Urbino: tre tavole, un mistero

Una piazza perfetta, il pavimento disegnato col righello, i palazzi in fila come alunni il primo giorno di scuola e nemmeno un essere umano in giro. Benvenuti nella città ideale, anzi nelle tre città ideali: tre tavole dipinte nel tardo Quattrocento, oggi divise tra Urbino, Baltimora e Berlino, che da secoli fanno discutere storici dell’arte e architetti. Qui vediamo cosa raffigura ciascuna, dalla città ideale di Berlino affacciata sul porto alla città ideale di Baltimora piena di citazioni romane, e rispondiamo alla domanda che tutti fanno a Google: l’ha dipinta Piero della Francesca? Spoiler: con ogni probabilità no, ma la storia è più interessante della risposta.

Sono Nath Bonnì, docente di ruolo, architetto abilitato e formatore per la preparazione TOLD design, preparazione test TOL ingegneria e preparazione test ARCHED architettura. Spero che i miei saggi possano esserti utili!

La città ideale di Berlino, Baltimora e Urbino tre tavole, un mistero

La città ideale nel Rinascimento: cos’è e da dove nasce

L’idea di una città perfetta è vecchia quanto la filosofia, ma nel Quattrocento cambia attrezzi: arrivano la geometria e la prospettiva centrale, le cui regole Brunelleschi mette a punto intorno al 1420. Da quel momento la città ideale non è più solo un discorso sul buon governo: diventa uno spazio che si può misurare, disegnare e, almeno sulla carta, costruire.

Il principio di fondo è semplice: uno spazio ordinato rispecchia una società ordinata. Piazze regolari, edifici proporzionati, simmetrie: l’architettura diventa la metafora visibile di un potere giusto e razionale.

Leon Battista Alberti e il De re aedificatoria

Il testo chiave è il De re aedificatoria di Leon Battista Alberti, dieci libri in latino scritti tra il 1443 e il 1452 e presentati a papa Niccolò V. Stampato a Firenze nel 1485, tredici anni dopo la morte dell’autore, è il primo libro di architettura mai andato in stampa.

Dettaglio che fa sorridere ogni docente di tecnologia: Alberti lo volle senza illustrazioni. Un trattato di architettura senza disegni. Coraggioso, o semplicemente un uomo che si fidava molto dei suoi lettori.

Le tre tavole della città ideale: un quadro, anzi tre

Quando si parla de “la città ideale” come quadro, di solito si intendono tre dipinti su tavola molto simili per formato, tema e rigore prospettico. Le schede ufficiali dei tre musei dicono questo:

  • Urbino, Galleria Nazionale delle Marche: anonimo artista dell’Italia centrale, 1480-1490, olio su tavola, 67,7 x 239,4 cm.
  • Baltimora, Walters Art Museum: pittore fiorentino su disegno attribuito a Giuliano da Sangallo, 1480-1484 circa, olio e tempera su tavola, 77,4 x 220 cm di superficie dipinta.
  • Berlino, Gemäldegalerie: attribuita a Francesco di Giorgio Martini, 1490 circa, tavola di pioppo, 131 x 233 cm.

Tre formati lunghi e stretti, tre piazze deserte, tre autori incerti. Se cercavi un mistero rinascimentale, eccone uno servito su tavola.

La città ideale di Urbino: descrizione del quadro

La tavola di Urbino è la più celebre e la più silenziosa. Al centro domina un grande edificio religioso a pianta circolare, forse un battistero o un mausoleo. Ai lati, palazzi signorili rinascimentali rivestiti di marmi policromi; più in fondo, edifici più bassi di tipo medievale. In primo piano, due pozzi a base ottagonale perfettamente simmetrici.

Il pavimento della piazza, con il suo disegno geometrico, è una lezione di prospettiva centrale a cielo aperto. Sullo sfondo a destra si intravedono una chiesa e un paesaggio collinare.

Gli unici esseri viventi? Due tortore appollaiate su un cornicione. Niente persone, niente carretti, niente bar. Una città perfetta, ma con la vita sociale di un plastico.

Secondo il museo, la tavola proviene dal monastero di Santa Chiara di Urbino e apparteneva probabilmente alla famiglia ducale: Elisabetta da Montefeltro, figlia di Federico, potrebbe averla portata con sé entrando in convento dopo essere rimasta vedova nel 1482.

La città ideale di Baltimora: Colosseo, arco trionfale e virtù

Se Urbino è una meditazione, Baltimora è un manifesto. Al centro della piazza svetta un arco trionfale alla romana; dietro, a sinistra, un anfiteatro modellato sul Colosseo; a destra, un edificio ottagonale che richiama il Battistero di Firenze, che nel Quattrocento si credeva un tempio romano riutilizzato.

Il messaggio è chiaro: sicurezza, religione e svago, cioè gli ingredienti di una città ben governata. In primo piano, quattro statue su colonne rappresentano le virtù del buon principe: la Giustizia con spada e bilancia, la Liberalità con la cornucopia, la Temperanza con la brocca d’acqua per allungare il vino, la Fortezza con la sua colonna.

Le linee prospettiche convergono in un punto preciso: la porta della città, visibile oltre l’arco. Tutto lo spazio è costruito sull’angolo visivo di chi guarda.

Chi ha dipinto la tavola di Baltimora

L’opera ha cambiato autore più volte. Nel catalogo della collezione Massarenti di Roma del 1897 era assegnata a Pintoricchio; Henry Walters la acquistò nel 1902 e la lasciò al museo nel 1931. A lungo è stata attribuita a fra Carnevale, pittore e architetto urbinate. Oggi il Walters Art Museum la cataloga come opera di un pittore fiorentino su disegno di Giuliano da Sangallo.

Curiosità da cinefili: in L’esercito delle 12 scimmie il personaggio di Bruce Willis si ferma proprio davanti a questa tavola, al Walters. Anche nelle distopie, a quanto pare, si passa dal museo.

La città ideale di Berlino: la veduta dalla loggia verso il porto

La città ideale di Berlino è la più diversa delle tre, a partire dalle misure: è molto più alta delle sorelle. In primo piano c’è una loggia dipinta, con un finto soffitto a cassettoni, che separa lo spettatore dalla scena e insieme lo invita a entrarci. Oltre la loggia, una strada fiancheggiata da palazzi conduce verso il mare e le strutture di un porto.

La scheda della Gemäldegalerie la definisce la più arcaica delle tre, forse per scelta consapevole, e ipotizza che la composizione sia calcolata su tre diversi punti di vista dell’osservatore. Il museo l’ha acquistata nel 1896 sul mercato antiquario di Firenze; è di proprietà del Kaiser Friedrich Museumsverein.

Uno studio pubblicato nel 2026 da Maria Teresa Bartoli propone una lettura curiosa: la loggia richiamerebbe un modello spagnolo, mentre i palazzi lungo la strada evocherebbero edifici fiorentini come i palazzi Rucellai, Davanzati e Antinori. Una Firenze affacciata sulla Spagna. È un’ipotesi, non un dato acquisito, ma rende bene l’idea di quanto questa tavola sia ancora aperta alle interpretazioni.

Francesco di Giorgio Martini e il porto del trattato

L’attribuzione a Francesco di Giorgio Martini nasce da un indizio preciso: la tavola corrisponde con esattezza a una descrizione di moli e attrezzature portuali contenuta nel suo Trattato di architettura, probabilmente iniziato a Urbino. Resta però aperto se l’abbia dipinta lui o se sia stata realizzata da un suo cartone.

La città ideale è di Piero della Francesca? Chi è l’autore

Ed eccoci alla domanda più cercata. Risposta breve: nessun documento lega le tavole a Piero della Francesca.

Per la tavola di Urbino sono stati proposti diversi nomi della corte di Federico da Montefeltro: Piero della Francesca, fra Carnevale, Donato Bramante, Francesco di Giorgio Martini e soprattutto Luciano Laurana, per la precisione del disegno e la somiglianza con le architetture del Palazzo Ducale, che progettò in parte. Oggi gli studiosi la assegnano a un anonimo pittore dell’Italia centrale.

Perché allora il nome di Piero continua a circolare? Perché era il grande teorico della prospettiva della corte urbinate, e nella stessa Galleria Nazionale delle Marche è esposta la sua Madonna di Senigallia. Parentela di stile e di ambiente, insomma, non di firma. La tendenza attuale, ricorda la Gemäldegalerie, è lasciare aperte le domande su autori, luoghi e date di tutte e tre le tavole.

città ideale Berlino
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A cosa servivano le tavole della città ideale

Altro enigma. Per la tavola di Urbino il museo elenca tre ipotesi: studio di prospettiva, spalliera lignea di un arredo, modello per una scenografia teatrale.

Il Walters Art Museum immagina la sua tavola inserita nella boiserie di una stanza, all’altezza delle spalle o più in alto, come una finestra aperta su un mondo migliore. Il museo di Berlino è ancora più netto: la sua è sicuramente una spalliera, forse lo schienale di un letto da riposo.

Il legame con Urbino torna anche qui: la città era un centro della tarsia lignea prospettica, e certe vedute di queste tavole hanno parenti stretti proprio negli intarsi.

Città ideale: esempi costruiti (e uno rimasto sulla carta)

La città ideale non è rimasta solo dipinta. Ecco gli esempi più noti di città ideale rinascimentale passata, almeno in parte, dal disegno al cantiere.

Pienza

Dal 1459 papa Pio II affida a Bernardo Rossellino la trasformazione del suo borgo natale, Corsignano. Il cuore del progetto è piazza Pio II, attorno a cui si raccolgono cattedrale e palazzi del potere civile e religioso. Il centro storico è patrimonio UNESCO dal 1996.

Sforzinda

La città stellare progettata da Filarete per Francesco Sforza, con strade radiali che partono dal centro. Non fu mai costruita, ma divenne il modello di riferimento per le città fortezza successive.

Palmanova

Fondata dalla Repubblica di Venezia il 7 ottobre 1593 come piazzaforte di confine, è l’applicazione più rigorosa della pianta stellare all’architettura militare.

Sabbioneta

Voluta da Vespasiano Gonzaga, è iscritta con Mantova nella lista UNESCO dal 2008 ed è uno dei più compiuti esempi europei di città ideale realmente costruita.

Le tre tavole della città ideale ci lasciano un messaggio un po’ scomodo: la perfezione, per restare perfetta, deve restare disabitata. Appena arrivano le persone arrivano anche le biciclette sui marciapiedi e le buche in strada.

Eppure è proprio quel vuoto a renderle così moderne. Sono progetti prima ancora che quadri: ci chiedono come vorremmo che fosse una città, e lasciano a noi il compito di riempirla. Che, a pensarci, è esattamente il mestiere dell’architetto.

città ideale Baltimora
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Fonti delle foto utilizzate

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