Ornamento, design, architettura nell’era del digitale. Chiacchierata con la docente Cinzia Pagni

Oggi intervistiamo la Prof.ssa Cinzia Pagni, docente , architetto di interni e giornalista d’architettura. 
Partendo da “Ornamento e delitto” di Adolf Loos, rilancia un saggio chiamato “Ornamento non è più un delitto, spunti di riflessione sulla decorazione contemporanea”, in cui ci racconta il linguaggio, o sarebbe meglio dire “i linguaggi”, dell’Architettura e del Design contemporaneo, influenzati dalla nuova socialità mediata dagli strumenti digitali.
Cinzia insegna al POLI.design (consorzio del Politecnico di Milano che gestisce i corsi post lauram, specializzazioni e master) e a Milano, invece, tiene lezioni su «Linguaggi e tendenze di oggi».
Quando l’ho intervistata era in partenza per Shangai, dove tiene un corso specialistico per professionisti dal titolo ‘Soft décoration of Interior design’.


ornamento non è più delitto

 

Buongiorno Cinzia, raccontaci qualcosa di te…

Mi rimane difficile parlare di me scrivendo e non raccontandoti le cose davanti ad un bicchiere di vino, mi piace parlare con le persone più che con un foglio digitale, ma ci provo perché ci tengo molto a questa tua intervista. Ho 54 anni e da sempre sono appassionata di architettura, arte e design.
La mia formazione al
liceo Artistico è stata determinante per sviluppare la mia sensibilità progettuale e la voglia di fare ricerca attingendo da tutti gli ambiti del mondo del progetto e dell’arte in generale. Ho avuto la fortuna di avere insegnanti come Mauro Staccioli , Paolo Rosa di Studio Azzurro, e molti altri artisti di fama e calibro internazionale.
Dopo la
laurea in architettura al Politecnico ho sentito il bisogno di approfondire la mia preparazione e ho conseguito un Ph.D in architettura degli interni e arredamento dove ho potuto studiare ed elaborare temi di ricerca tipici della cultura italiana, noi architetti di interni milanesi siamo tutti un po’ figli di Gio Ponti.

Quale legame senti con questo straordinario artista e architetto?

Nel mio libro questo legame con la cultura del progetto “alla Ponti” lo si avverte con molta chiarezza, la sua capacità tutta italiana di passare dal progetto di un grattacielo (Pirellone) alle ceramiche per la tavola, agli interni dell’Hotel Parco dei Principi a Sorrento, alle ville e gli appartamenti, all’editoria.
Uno straordinario passaggio di scala e di materiali con una totale disinvoltura e capacità tra architettura, design, artigianato, tecnologia…senza creare una distinzione di merito, tutto è importante.

 


Il “Less is More” e i postulati del Movimento Moderno  nell’architettura italiana di oggi e di ieri…puoi parlarcene?

Il Less is More noi architetti italiani lo abbiamo recepito come una grande lezione e siamo sicuramente quello che siamo grazie ai grandi maestri del Movimento Moderno, ma oggi la società è molto complessa rispetto ai tempi di Mies o di Le Corbu.
Oggi noi viviamo in un epoca di continue
contaminazioni che provengono da vari mondi: la moda, il cinema, la grafica, le nuove tecnologie digitali, la nuova sensibilità verso il destino del pianeta, il nuovo concetto di durata, le possibilità della stampa in 3d e molto altro…  Tutto questo ha generato un nuovo modo di approcciare al progetto, fatto di tante complessità, i dettami del Movimento Moderno non bastano più perché il focus della progettazione non è più quello dei grandi maestri del Movimento Moderno, i quali avevano il compito di progettare abitazioni  più rispondenti ad una modernità fatta di dotazioni minime e che consideravano una conquista razionalizzare gli spazi, schematizzare le funzioni, i percorsi, i gesti delle persone che dentro  quegli spazi si muovevano, un approccio progettuale incentrato sull’attribuzione dei valori funzionali degli spazi, che attribuiva alla destinazione d’uso degli spazi abitati e al rapporto forma-funzione, un ruolo fondamentale caposaldo di tutta la progettazione.
Gli spazi in cui abitiamo stanno
perdendo la loro rigidità funzionale e distributiva per diventare fluidi, flessibili e a misura delle nuove pratiche di lavoro-vita-svago.
Le tecnologie hanno moltiplicato le modalità e le occasioni di svolgere diverse attività: basta pensare alla tv e alla radio, ora fruibili anche dal computer, dal tablet o dal telefono.


Quali le nuove esigenze legate agli odierni spazi abitativi?

Oggi più che mai nella progettazione convivono norme tecniche  e norme sociali tali per cui ogni società esprime e applica una sorta di grammatica comportamentale che corrisponde ai propri stili di vita.
La nostra è una società flessibile, multietnica, ipertecnologica, fluida, e per questo il linguaggio della progettazione è diventato un
linguaggio “misto” perché deve rispondere a nuovi comportamenti o nuovi stili di vita.
Lo spazio abitato oggi è un universo dalle mille sfaccettature, un luogo dove le
esperienze delle persone che ci vivono si stratificano e si sovrappongono: nella casa  le persone vivono, lavorano, si divertono, trascorrono il tempo della loro vita, coltivano le relazioni, costruiscono la propria identità la propria biografia personale.
Siamo passati dal Less is more al More and more.

 

cinzia pagni 2

 

Cosa ti ha portato a scrivere questo libro, e come ti rapporti al “Minimal”?

Questo libro è il frutto di tanti anni di ricerca che ho elaborato sia attraverso la mia attività di docente al Politecnico di Milano sia come giornalista free-lance che come architetto di interni, lavori che sembrano diversi ma che in realtà svolgo in relazione sempre alla mia specializzazione sugli interni.
Negli anni mi sono resa conto di come ci fosse una
compresenza di linguaggi della progettazione e che spesso si parlasse linguaggi e tendenze senza essere a conoscenza delle esatte differenze, ad esempio spesso si dice Minimal riferendosi ad un oggetto o spazio dalle linee geometriche pure colorato solo di grigio, bianco o nero, ma non si sa che è molto di più di questo, e che assenza di decorazione apparente non vuol dire Minimal!


Esiste un “linguaggio” corrispondente allo Zeitgeist della nostra epoca? Quanto ha inciso l’innovazione digitale?

Per molti decenni la critica della cultura architettonica ha indotto i progettisti ad escludere il tema del decorativo dal proprio lessico progettuale, oggi invece siamo tornati ad appropriarci della facoltà di scegliere se usare i colori e i materiali in modo libero, c’è molta più libertà.
La nostra è una società, multietnica, flessibile, ipertecnologica e ognuno esprime la propria
identità, il proprio stile di vita, non c’è più un unico linguaggio che corrisponde allo “stile dell’epoca”. E’ un fenomeno assolutamente inedito rispetto al passato, dove potevamo riconoscere ed associare ad ogni epoca uno stile.
Oggi
coesistono vari linguaggi a seconda dello stile di vita alla quale si appartiene. Oggi la casa non è più solo il luogo dove si rientra dopo una giornata di duro lavoro, e il comportamento dei suoi abitanti è variegato , molteplice, in un intreccio tra pubblico e privato che apre infiniti scenari dove le stanze della casa accolgono varie attività, diventando multiuso e multifunzione, oggi a casa si lavora, si studia, si cucina, si ricevono gli amici, si parla con amici virtuali dislocati in varie parti del mondo.
La casa si carica di EVENTI, di cose da fare,di
molteplici funzioni,ce non importa dove esattamente queste azioni vengono svolte. Le nuove tecnologie informatiche hanno contribuito in modo decisivo nel modificare i nostri comportamenti all’interno delle abitazioni, le nuove abitudini che oramai sono consuetudine come lavorare in qualunque luogo e spazio e l’essere connessi con migliaia di persone distanti da noi anche molti kilometri ha inciso profondamente sul nostro modo di concepire le stanze e gli spazi dell’abitare.


Come docente e professionista, che consiglio vuoi dare a studenti e neolaureati in Architettura? E’ a loro che dedichi questo libro?

Se dovessi dare dei consigli ai giovani progettisti direi quello che dico sempre ai miei studenti: siate curiosi, siate avidi di conoscere, di viaggiare, di toccare con mano i materiali. Il computer non deve diventare un modo per isolarvi e non andare a vedere i luoghi, i materiali, i colori dal vivo.
L’architettura e il design sono veri, sono vivi, andate alle fiere, andate negli showroom toccate gli oggetti, passeggiate nelle strade e guardate
come la luce modella le architetture, dovete sentire nell’anima questa emozione dello spazio architettonico in rapporto alla città e a voi che la state percorrendo. Non è dallo schermo di un pc che si può fare questo. Il computer è uno strumento che semplifica i passaggi ma non deve diventare una gabbia.
Ho sentito il bisogno di scrivere questo libro anche per i miei studenti, da anni me lo chiedevano, spero che possa essere un piccolo contributo per ulteriori spunti di riflessione in chi come me è appassionato di questa materia.

cinzia pagni 1

Un commento

  1. Intervista molto interessante che ho letto con piacere.. Essendo un neolaureata in architettura cercherò di seguire al meglio i consigli della Prof.ssa Pagni 😉 grazie!

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