Oggetti, Progetto e Progettazione in BIM: Il nuovo modello di progettazione collaborativa

Appunti sul BIM: Il nuovo modello di progettazione collaborativa

Il 12 ottobre 2017, al Palazzo delle Stelline di Corso Magenta a Milano, si è tenuto il workshop intitolato: BIM, Il nuovo modello di progettazione collaborativa.

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L’evento, moderato dal Dott. Domenico Latanza, ha avuto come suo primo relatore Alberto Pavan, esperto Bim e insegnante del Politecnico di Milano, delegato italiano ai tavoli ISO e CEN in ambito BIM, responsabile scientifico del progetto INNOVance.
Ricorda che il metodo Bim, per ora introdotto come facoltativo, potrebbe diventare ben presto obbligatorio in Italia, probabilmente dal 2019 per quanto riguarda gli appalti da oltre 100 milioni e dal 2021 per tutti gli appalti.
Ha parlato anche dell’IFC, linguaggio comune tra i software basati sul BIM, consigliando sempre, quando si lavora tra software diversi, di farsi spedire anche il pdf, in modo da monitorare possibili divergenze nelle informazioni relative alla modellazione.
Ha spiegato che, mentre nel 3d tradizionale sono necessarie tante viste per avere informazioni su come un oggetto è fatto “dentro”, ciò non è necessario nel metodo BIM, dove ogni elemento è un “lego” dotato delle sue informazioni.
Il BIM si usa anche per creare modelli di manutenzione, dove ad esempio rimane verde ciò che è nel suo ciclo di vita, diventa rosso ciò che sta per terminarlo.

Si possono usare funzioni, come la “crash detention”, che fanno si, ad esempio, che nulla venga creato a 10 cm di distanza da un tubo, o che i parapetti siano sempre più alti di un metro, o che siano rispettati i rapporti areo-illuminanti, inserendo i parametri del regolamento edilizio di riferimento.
Le informazioni possono anche essere georeferenziate.
Quando nel progetto viene sostituito un oggetto, in automatico anche il cash flow viene aggiornato.
E’ molto importante ricordare che nei software basati sul bim, l’appagamento visivo non è centrale. Alcuni software basati sul bim, addirittura, non hanno la modellazione 3D.
Infine, il relatore ha parlato delle nuove lauree a cavallo tra le competenze architettoniche e quelle informatiche, che creano figure importantissime negli studi moderni.

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A seguire, ha preso la parola Roberto Mancini, ingegnere, libero professionista e docente.
Ricorda che nei software BIM il fine non è estetico, ma la rappresentazione tridimensionale ha come obiettivi la comprensione e la comunicazione.
E’ necessaria una dotazione hardware non trascurabile, pc da 2000/3000 euro se non di più, nel caso di voglia fare una workstation di 20 persone.
Il Bim sfrutta anche i progressi fatti con le tecniche laser scanner, che permettono rilievi precisi al millimetro, con nuvole di punti colorate.

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Segue il relatore Sandro Paiano del MixLegno Group.
Il fornitore deve essere per l’architetto una risorsa capace di integrarsi con il progetto, rispondere alle reali esigenze del progettista e del committente evitando di proiettare le proprie convinzioni ed evidenziare gli eventuali punti critici in quanto esperto del proprio settore. Tutto questo è importante perché a differenza del pittore e dello scultore che realizzano personalmente le proprie opere l’architetto consegna ai fornitori la realizzazione della propria opera. Per questo la MixLegno crede che il segreto sia nella stretta collaborazione perché come recita un aforisma africano “se le formiche si mettono d’accordo spostano un elefante”


Interviene in seguito Luca Gennero della Dott. Gallina, parlando dei pannelli con preziose proprietà raramente presenti in un unico materiale: leggerezza, trasparenza, isolamento termico. Rinunciando alla leggerezza c’è il vetro, rinunciando alla trasparenza ci sono i pannelli isolanti. Vengono proiettati alcuni casi studio.

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Prende la parola Luca Linossi, dell’azienda Gerflor, che introduce il relatore della Render Factory, il quale fa un approfondimento su come adesso la potenza di calcolo dei PC e la reperibilità degli oggetti 3D abbia cambiato il modo di lavorare. Vengono presentati i “Bim Objects” aziendali, mostrando come in fase di renderizzazione permettano grande realismo e di come già solo il cambio di colori e modelli generi atmosfere nuove.

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E’ il turno di Mario Lombardi della Favaro 1, che parla dei rivestimenti di parete e dei pavimenti prodotti dall’azienda,

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seguito da Giancarlo Simonelli della Twin System, azienda che si occupa di serramenti, ed Edoardo Stella della Alpacom, azienda specializzata in serramenti e sistemi prefabbricati, che presenta dei particolari serramenti coibentati nei quattro lati.
Segue Davide Guida della Drenatech, azienda specializzata in pavimentazioni esterne, che ci parla della gamma IdroRain (pavimenti drenanti) e della serie Drenatech (pavimenti drenanti e decorativi).

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Dopo la pausa pranzo è il turno dell’intervista a Chiara C. Rizzarda, esperta BIM e vice Bim Manager nello studio di Antonio Citterio e Patricia Viel, ad opera del relatore della mattina Roberto Mancini.
Il Bim è comodo da usare fin dai piccoli progetti, poiché permette di aggiornare gli elementi, se occorre, una sola volta.
Le figure coinvolte nel processo BIM sono:
– il Bim manager
– il Bim coordinator, la figura chiave che segue operativamente il progetto
– i Progettisti, che lavorano “in Bim” fin dall’inizio
– il Bim specialist
Il vero costo del passare al metodo Bim è la formazione delle persone, e l’accettare la fase di “downtime in cui, durante la formazione, la produttività cala.
Si consiglia di inserire il metodo Bim tramite un progetto “pilota”, che sia semplice, nel core business dello studio, e che “permetta” eventuali ritardi.
I corsi bim da 40 ore non servono se nel frattempo non si pratica.
Vanno inoltre inserite delle figure Junior che affianchino i Senior con uno scambio equo di formazione informatica e sensibilità progettuale tra i primi e i secondi e viceversa.
Il titolare deve essere presente e assistere a questa transizione e metamorfosi tecnologica con consapevolezza dello strumento.
La relatrice conferma che è richiesto un hardware potente e una connessione a fibra per il “bim collaborativo”.
Bim è tre cose: collaborativo, parametrico e informativo.
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La spesa maggiore, come detto prima, non è l’hardware, il software o l’infrastruttura, ma la formazione del personale.
Il procedimento Bim inizia con l’architetto: ogni professionista (architetto, impiantista, strutturista) lavora sul suo modello e tutti e tre sono importanti.
Sapendo progettare è facile saper concepire un modello: imparare il metodo BIM è come imparare a disegnare a mano, e richiede del tempo.
Non è vero che il metodo Bim non permette una crescita del dettaglio, poichè esistono strumenti come le masse concettuali.
Non è neanche vero che il Bim impedisce la creatività e le possibilità, perché limita semplicemente a ciò che è realizzabile, quindi è inadatto a ciò che di fatto, seppur concepito da un software, sarebbe poi “inefficiente” nella realizzazione. Col bim, insomma, non si può “barare”.
I software basati sul Bim, dunque, non limitano l’espressività: un pannello a doppia curvatura è difficile (ma non impossibile) da disegnare perchè è difficile da costruire, controllare, pagare, documentare e sviluppare. Siamo dei tecnici, non degli artisti.
Costruttori e architetti sono quindi in affanno per il Bim. I costruttori devono assolutamente procurarsi una figura di Bim Specialist, e i progettisti devono imparare a chiedere economicamente di più ai committenti, offrendo una progettazione che, col Bim, consente un miglior controllo.

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Continua, dopo una breve pausa, Claudio Marsili di Serisolar, con un intervento sul risparmio energetico.

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Prosegue Fabrizio Vimercati, di OTIS, che trasforma l’ascensore in un luogo di arredo e design, proponendo tecnologie innovative, traendo energia dalla gravità.

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Prosegue Walter Bertona di Caleffi, che spiega gli oggetti Bim della sua azienda, precisando che cercano di inserire più tipologie della serie nella stessa famiglia parametrica, tenendo come limite il rischio di eccessivo appesantimento del file.
Il suo intervento è mirato a sottolineare la qualità del dato all’interno di oggetti BIM nei progetti MEP.
Parla dell’interessante esperienza di restituzione in file Bim della loro sede, il “Cubo rosso”.

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E’ il turno dell’ultimo relatore scientifico, Natale Raineri, professionista genovese che ha ricoperto la carica di Presidente dell’Ordine dal 2013 al 2015.
Parla del ruolo dell’architetto e l’innovazione, passando dal grafos, al Bim, alla realtà aumentata.

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Parla di come Gehry e Renzo Piano prediligessero altri strumenti per rappresentare i loro volumi al posto dei software 3D.
Sottolinea che il Bim può essere ridimensionato alla fase “cantierabile”.
Presenta il caso studio dell’edificio di via Bosio 14 a Genova, Villa Arbà, comunemente chiamata Buon Pastore, dal nome dell’istituto che ha sostituito.
In questo caso il metodo Bim è subentrato nella fase dell’esecutivo. Raineri mostra i metodi di rappresentazione, anche misti (cad + colorazione manuale delle stampe) usati nell’ideazione e nella rappresentazione.

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autore: Irriverender Bonnì, architetto e formatore

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